Mark Knopfler - di Dany Mugnaini

Mark Knopfler – di Dany Mugnaini

Non è certo noto per gli atteggiamenti fuori dall’ordinario e non è famoso per proporre tour mastodontici, dato che non è nemmeno ricordato per le scenografie di effetto nei suoi spettacoli live nei quali predilige stuzzicare i sensi con il suono piuttosto che con le luci o gli effetti speciali.
Nonostante ciò, Mark Knopfler è considerato uno dei musicisti più influenti del Rock, anche se la sua notorietà prende vita inizialmente dall’essere stato uno dei membri fondatori ed il leader della band conosciuta da tutti come Dire Straits, formazione attiva dal 1977 al 1995, anno in cui si sciolse definitivamente dopo aver raggiunto la celebrità a livello planetario. Sebbene non sia stata molto prolifica (solamente sei album di inediti registrati in studio in totale) la band britannica ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama rock mondiale fin proprio dagli esordi.
Era infatti il 1978 quando fu pubblicato il primo album, intitolato semplicemente “Dire Straits, nel quale le capacità artistiche e musicali di Knopfler si proposero prepotentemente al pubblico. Memorabili resteranno per sempre gli assoli di Sultans of Swing. in cui l’artista di Glasgow materializza per la prima volta in note quelle che saranno i caratteri distintivi dalla sua tecnica; il fingerpicking, ossia l’uso delle sole dita per far vibrare le corde della chitarra, senza l’uso del plettro, limitandosi al solo utilizzo di tre dita; in questa tecnica, sia il mignolo che il medio vengono solitamente poggiati sul battipenna o sul corpo della chitarra mentre, nel contempo, le corde sono pizzicate con i polpastrelli delle altre tre dita. Ne deriva il sound inconfondibile e distintivo che ha caratterizzato e contraddistingue tuttora le sue sonorità, contrassegnate in questo modo da note più calde ed avvolgenti, nonché dalla possibilità di variare con maggiore enfasi la dinamica del suono.
Nell’arco degli anni in cui i Dire Straits sono stati attivi, uno dei pochi punti fermi è stato proprio Knopfler e l’inconfondibile timbrica della sua chitarra, rendendo quasi inavvertita nel tempo l’uscita di scena di alcuni dei membri della band e la loro sostituzione con altri artisti. Dopo aver dato al mondo pezzi come Telegraph RoadRomeo and JulietMoney for NothingBrothers in Arms e Tunnel of Love, solo per citarne alcuni, Knopfler, comprese che era arrivata la fine del percorso musicale con la band e decise di intraprendere una nuova carriera da solista, essendo più incline ad allontanarsi della dinamiche commerciali che stavano rischiando di orientare troppo il proprio percorso. Inoltre, appariva sempre più interessato a sfuggire dai riflettori, troppo presenti ed invadenti, per dedicarsi ad una musica in cui potesse sperimentare nuove soluzioni ed affrontare quelle sonorità che gli hanno fatto da guida agli esordi, quando, quattordicenne, cominciò imparare a suonare, da autodidatta, la chitarra economica regalatagli dai genitori al posto della desiderata Fender Stratocaster, troppo costosa per le finanze della famiglia.
Nel 1996 pubblica quindi il suo primo, vero, album da solista, Golden Hart, in cui le sonorità del periodo dei Dire Straits, seppur ancora in parte presenti, cominciano a lasciare il posto a note più Country ed atmosfere celtiche. La sua produzione musicale vede numerose collaborazioni con artisti di livello internazionale come Eric Clapton, Van Morrison, Bob Dylan, Tina Turner, B.B. King e tanti altri, compresa la realizzazione di numerose colonne sonore dalle quali rimangono degni di nota brani come The long road e Going Home/Local Hero.
Oltre alle colonne sonore, il suo percorso annovera in tutto otto album da solista, l’ultimo dei quali denominato “Tracker“, del 2015.  (Nda, è in studio di registrazione adesso, aspettiamo il nuovo album)
In questi album, Knopfler ha sperimentato con successo BluesSwingRockCajunFolkContry, nonché sonorità celtiche e melodie popolari tipiche della musica anglosassone. Ha affrontato temi come la solitudine, l’amore, la guerra, le ingiustizie, storie comuni e di personaggi che hanno colpito la sua anima, condendo le proprie note con riferimenti autobiografici, di letteratura, realtà contemporanee e di appunti di viaggio. Ne sono nati brani come Darling PrettyWhat it isSpeedway to NazarethWhy aye manIn the skyPiper to the endWherever I go o Light of Taormina.
Tutto questo a dimostrazione di una grande e costante fase creativa che non ha praticamente mai avuto sosta, dal momento che ha pressoché alternato la produzione dei propri album ai relativi tour promozionali, unitamente alle varie collaborazioni con diversi artisti (non ultima quella con Bob Dylan dalla quale, anche in questo caso, ne è scaturito anche un tour) ed alla realizzazione di brani per svariate colonne sonore. Ultima in ordine di realizzazione, quella per il film “Altamira” del 2016, anche se rumors insistenti danno per certo il suo ritorno in studio già entro la fine dell’anno per la produzione di un nuovo lavoro.
La fervida attività in studio non ha però tolto niente al desiderio di esibirsi dal vivo, voglia che lo ha portato, dal 2001 al 201,5 in giro per l’Europa e negli Stati Uniti praticamente ogni due anni con la propria band, “The 96’ers“, della quale fanno stabilmente parte musicisti come Guy Fletcher, tastierista e polistrumentista presente già dai tempi dei Dire Straits, il chitarrista Richard Bennet, il bassista Glenn Worf ed altri artisti di volta in volta alternatisi sia sul palco che nelle registrazioni in studio.
Nel tempo, Knopler ha dato alla luce un numero di brani decisamente variegato dal punto di vista sonoro e poetico, evidenziando un percorso artistico ancora in continua evoluzione e capace di fare risaltare una identità musicale del tutto propria ma non per questo scontata, in grado di lasciare a chi la ascolta una lettura di ampio respiro.
Che abbia tra le mani la sua inconfondibile Fender Stratocaster rossa, la rara Gibson Les Paul del ’58, la famosissima National Style resofonica del ’37 o qualsiasi altra chitarra della sua invidiabile collezione, Knoplfer rimane un eccellente musicista oltre che compositore, ricordando a tutti come ha preferito mettersi in gioco ad ogni suo lavoro anziché cullarsi sugli allori, continuando a scrivere brani in cui la sua classe ed il suo inconfondibile tocco, anche se non più veloce e virtuoso come in passato, lasciano nell’ascoltatore la voglia di scoprire cosa ci riserverà con il prossimo disco.

Dany Mugnaini

Qui tutte le foto ai concerti di Knoplfer, scattate da Dany

L’articolo è presente anche qui, sul blog dell’autore

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