We are not afraid - di Luisa Trudy

We are not afraid – di Luisa Trudy

Image by © LUCAS JACKSON/Reuters/Corbis

Il Clearwater Concert si è tenuto nel 2009 per festeggiare i 90 anni di un grande della musica, Pete SEEGER. Scomparso nel 2014, è una leggenda della musica folk from Usa. Attivista, ambientalista, nella sua discografia Seeger ci ha raccontato un secolo di storia americana. Le guerre, le lotte per i diritti civili, le battaglie dei lavoratori, il sindacato. Ci ha raccontato un secolo di sogni e speranze, con il suo banjo, la chitarra ed un cuore grande così. In un mondo dove spesso gli artisti si contendono soltanto classifiche e presenze sui media, Seeger ci ha dimostrato come la musica possa essere invece anche importante strumento di lotta e di condivisione.
Al Madison Square Garden di New York, quel 3 maggio del 2009 si sono uniti, in un abbraccio emozionante e coinvolgente, artisti e pubblico, fervidi e leali sostenitori di quella Left Wings Politics di cui Seeger faceva orgogliosamente parte. Ne è uscito un capolavoro. E gli incassi sono andati tutti in solidarietà, alla Hudson River Sloop Clearwater.

Durante il concerto, le bellissime parole introduttive di Bruce Springsteen, che racconta l’attivismo di Pete, la sua vita, la sua musica. Bruce conclude recitando le frasi finali di The Ghost of Tom Joad, con una bellissima dedica. “Mamma, dove c’è un poliziotto che picchia un ragazzo, dove c’è un neonato che ha fame, dove c’è voglia di lottare contro l’odio ed il sangue, cercami mamma ed io sarò là. Dove c’è qualcuno che combatte per un posto in cui vivere, un lavoro dignitoso, un aiuto, dovunque qualcuno lotta per essere libero, guarda nei loro occhi mamma e vedrai me”. “Dove Pete è sempre stato”, aggiunge Springsteen. Dove Pete Seeger con la sua musica, il suo impegno e l’esempio di tutta una vita è davvero sempre stato.

Mom, wherever there’s a cop beatin’ a guy
Wherever a hungry newborn baby cries
Where there’s a fight ‘gainst the blood and hatred in the air
Look for me Mom I’ll be there
Wherever there’s somebody fightin’ for a place to stand
Or decent job or a helpin’ hand
Wherever somebody’s strugglin’ to be free
Look in their eyes Mom you’ll see me
WHERE PETE HAS ALWAYS BEEN

Questa è The Ghost of Tom Joad, interpretata dalla voce di Seeger stesso, insieme a quella di Springsteen. In un duetto emozionante.

Il concerto ripercorre i brani che Seeger ha interpretato, scritto, promosso nel corso di tutta la sua vita. Interpretati da artisti meravigliosi, ci raccontano Pete e più di un secolo di storia degli Stati Uniti. Ciascun pezzo meriterebbe un post a parte, e cercherò pian piano di scriverlo, perchè questa è la musica del mio cuore, sono le mie radici. La recensione di questo concerto vuol provare ad essere un primo tentativo, una sintesi di musica ed emozioni e nel suo piccolissimo vuole provare a trasmettere la voglia di approfondire e di scoprire uno scrigno ricco di tesori inestimabili.

Proviamo a raccontarne alcuni.

L’omaggio di Bernice Johnson, musicista eccelsa e parte attiva nel movimento dei diritti civili del 1960, che dirige ed interpreta questo belissimo spiritual: “Oh Freedom” – scritto nel 1956. Parla di libertà e di lotta alla segregazione.

Before I be a slave I’ll be buried in my grave. And go home to my Lord and be free“.
Prima di diventare schiavo, sarò seppellito nella mia tomba, andrò nella casa del Signore e sarò libero.

Tom Paxton, Tom Morello, Eric Weissberg, Jacob Silver ci raccontano invece la storia di John Henry, un personaggio dell’orgoglio afroamericano, un lavoratore che muore con il mano il martello con cui era costretto a spaccare pietre per guadagnarsi da vivere. Presente in molti libri, raccontato in molte versioni di questo stesso brano, identificato in persone diverse, John Henry divenne un simbolo per i movimenti dei lavoratori e dei diritti civili americani.

Billy Bragg, Mike & Ruthy Merenda, Dar Williams, New York City Labor Chorus interpretano poi Union Maid, di Woody Guthrie, scritta nel 1940 per raccontare il sindacato visto da un punto di vista femminile. La melodia ha origini diverse ed antiche, che arrivano fino a Schumann.

Per approfondire: https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=47302

Il concerto è una dichiarazione di intenti, di fede, di speranza, di un’America diversa da quella che ci racconta chi non ha voglia di approfondirne la storia.

Questa è This Land is your land, il cui testo è stato scritto nel 1940 da Woody Guthrie sulla melodia di un precedente inno battista. La storia di questo pezzo meraviglioso merita un post tutto suo (che arriverà presto), si dice sia stato scritto da Guthrie in “risposta” al famosissimo God Bless America. Le strofe finali, che non sempre vengono cantate, sono molto politicizzate. Ma Seeger, come ci racconta Springsteen nella sua intro, non era certo uomo da saltare le strofe per opportunismo e le canta sempre per intero, sempre insieme a Springsteen, persino al concerto per l’insediamento del presidente Barack Obama 🙂

Questo concerto va ascoltato, vissuto, ascoltato con il cuore prima che con la testa. Ogni canzone ha una storia importante, ogni artista porta un pezzo della sua, di storia, che anche al di qua dell’oceano riesce a raccontare tutti noi. Perchè parla di lotta, di speranza, di unione, di ingiustizie da superare, di valori da difendere. Billy Bragg durante il concerto, si esibisce in una meravigliosa versione a cappella de L’Internazionale, e racconta, nel suo fantastico british english, di quando Pete Seeger, in occasione di un folk festival a Vancouver, gli fece riscrivere una versione aggiornata di quel testo. I primi versi inglesi erano troppo arcaici, cosi Bragg si ritrova in 24 ore, un giorno prima della chiusura del concerto, – quando Seeger vuole cantare quel pezzo – a doverne riscrivere, aggiornandolo, il testo. E gli riesce cosi bene che, da allora, le nuove strofe finiscono d’ufficio nel “IWW little red songbook“.

Joan Baez interpreta la famosissima Where have all the flower gone, il cui testo testo fu scritto da Seeger sulla melodia di una antica canzone ucraina. Una delle canzoni contro la guerra piu famose di tutto il mondo.
And where have all the soldiers gone, long time passing?
Where have all the soldiers gone, long time ago?
Where have all the soldiers gone? Gone to graveyards, every one!
When will they ever learn, when will they ever learn?

Qui potete leggere maggiori info sul brano: https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=2&lang=it

Potrei continuare ancora, ma il post sarebbe eccessivamente lungo e, come anticipato, ogni brano importante avrà uno spazio tutto suo.
Concludo con uno dei pezzi cult del concerto, una splendida, magica, collettiva, We shall over come, che non credo abbia bisogno di presentazioni. Ancora una volta Bernice Johnson è la leader singer: per un teatro intero. Musicisti e spettatori. Insieme. Per Pete Seeger e per la libertà.
We are not afraid, we are not afraid
We are not afraid today
Oh deep in my heart, I do believe
That we shall overcome someday

Grazie Pete, dal profondo del cuore.

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