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Via dall’esilio – di Fabrizio Papotto

Andiamo e veniamo.
Andiamo e torniamo.
Andiamo e, talvolta, non torniamo.
Mentre ascolto i Mostly Autumn sorrido al pensiero che quando sono partito era proprio quasi autunno. O meglio, lo era dal punto di vista climatico visto che eravamo a metà ottobre.
Era stata un’estate strana, con due mesi di giornate calde intervallate a giornate di temporale e di libeccio, mareggiate e rami dei pini spezzati dalla furia del vento.
A pensarci oggi, forse sarebbero potuti sembrare segni mandati sulla Terra da una qualche divinità, se solo ci si volesse credere.
Era seguito un settembre meraviglioso, dall’aria pulita e limpida e una temperatura tiepida che ti invogliava a stare fuori sempre, dalla mattina alla sera. Un senso di nostalgia e di incompletezza mi pervadeva nel profondo senza che potessi dargli un nome.
All’epoca ero quasi trentenne e ancora non avevo assolutamente capito cosa cavolo desiderassi dalla vita. Navigavo a vista, in attesa di un segnale, di un Godot qualsiasi, di qualcuno o qualcosa che rendesse significative le mie giornate. Non che fossi triste o inquieto, molto più semplicemente, non ero in sintonia né col mondo né con me stesso.

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Thunder Road, la canzone della vita – di Annalivia Arrighi e Luisa Trudy


(Thunder Road, da Born to Run – Bruce Springsteen – 1975)

 

La canzone della vita è quella che ti porti dentro per sempre, questa è la nostra. Abbiamo scritto queste righe senza leggerci l’una con l’altra, ma tante sensazioni sono sovrapponibili, anche a distanza di una generazione. Non siamo amiche per caso 🙂

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C’è solo la strada su cui puoi contare – di Fabrizio Papotto

Davanti a lui si stendevano campi e lande, maggesi inariditi e boschi cupi; forse al di là c’erano cascine e mulini, forse un villaggio, una città. Per la prima volta il mondo gli si apriva davanti, in attesa, pronto ad accoglierlo, a fargli del bene e a fargli del male:
Egli non era più uno scolaro che vede il mondo dalla finestra, il suo cammino non era più una passeggiata che finisce immancabilmente nel ritorno.Il grande mondo era finalmente diventato reale, egli era una parte di esso, in esso stava il suo destino; cielo e clima erano cielo e clima suoi. Ed egli era piccolo nel grande universo e correva, piccolo come una lepre, come un insetto, attraverso il suo azzurro e il suo verde infinito.” (Herman Hesse – “Narciso e Boccadoro”).

C’è solo la strada
su cui puoi contare
la strada è l’unica salvezza
c’è solo la voglia e il bisogno di uscire
di esporsi nella strada e nella piazza.

Perché il giudizio universale
non passa per le case
le case dove noi ci nascondiamo
bisogna ritornare nella strada
nella strada per conoscere chi siamo.

Era il 1974 quando Giorgio Gaber cantava questi versi tratti dal suo spettacolo “Anche per oggi non si vola”. Il significato che l’artista milanese gli attribuiva era una critica al chiudersi al mondo, al vivere nella routine quotidiana. Ma se, in questo caso, la strada è sinonimo di libertà e di incontro, in realtà, il percorso non è mai semplice e lineare. Spesso è duro, in salita, e diventa metafora della lotta quotidiana o delle difficoltà che s’incontrano sul cammino.

E così, se l’argomento principe di tutte le canzoni è l’amore in tutte le sue sfaccettature, anche la strada è stata cantata da molti artisti: può essere lunga e tortuosa, dura, noiosa, stimolante, gioiosa, luogo di scoperta o di avventura, sacrificio o aiuto reciproco, ma è comunque sempre ricca di incontri sia con altri che con se stessi. Può essere un percorso o un obbiettivo o entrambi. Molti gruppi e cantanti si sono cimentati con questo tema.
Perché partire significa lasciarsi alle spalle certezze o, viceversa, cercare nuova linfa. E talvolta si è costretti a partire, come nel caso di The parting glass, una canzone scozzese della fine del 1700 che si dice che sia stata scritta come saluto prima di partire per la guerra, ma che, a tutti gli effetti, può rappresentare un addio da tutto ciò che si è vissuto fino a quel momento per intraprendere un nuovo cammino:

Tutto il denaro che ho avuto l’ho sempre speso in buona compagnia e tutto il dolore che ho causato l’ho causato solo a me stesso…così riempitemi il bicchiere della partenza, buonanotte e la gioia sia con voi.”

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Vitamine Musicali

(Foto di Raimondo Cesa)

La musica che entra in ospedale, in punta di piedi, nel Day Hospital oncologico di Torino. La musica che si fa magia e solidarietà. La musica che si offre per dare conforto, sollievo, un sorriso, a chi sta affrontando un momento difficile. Pubblichiamo ancora questa bellissima esperienza torinese, di seguito anche alcuni video, (ringraziando di nuovo gli organizzatori, Raimondo Cesa, Marco Basso e tutti i musicisti che hanno dedicato e dedicheranno un po’ del loro tempo per suonare all’interno del reparto).  Con la speranza che l’idea possa venire adottata in tante altre città d’Italia. In altri ospedali, in altre realtà.  Rivolgiamo un appello a tutti i musicisti che ci leggono, alle associazioni, pensateci su!

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La magia della musica

Grazie a Marco Basso ed a tutti gli altri organizzatori. Ed ovviamente ai musicisti che hanno scelto di dedicarsi a questa giornata di solidarietà!

Buon Natale

Buon Natale ed a presto con i nuovi articoli!

A trick of the tail – di Luca Pallini

A trick of the tail  (1976) è il primo album dei Genesis dopo la fuoriuscita dal gruppo di Peter Gabriel, cantante storico del gruppo.
Dopo tante audizioni per cercarne altri fu deciso che fosse il batterista del gruppo Phil Collins a prenderne il posto. Phil non era per niente convinto di questo,  e aveva proposto al gruppo di fare album con canzoni solamente strumentali, fu la sua prima  moglie che riuscì a convincerlo. Rispetto ai precedenti , con questo disco, i Genesis cambiano lievemente il loro modo di concepire la musica, adattandosi a un tipo di melodia più leggera con  composizioni più semplici , ed è considerato da molti uno dei più riusciti della band.
La nuova formazione decide anche di affidarsi ad un nuovo disegnatore per la copertina. Fu scelto l’artista freelance Colin Elgie, collaboratore dello storico gruppo Hipgnosis, che farà anche quella dell’album seguente : Wind and wuthering. Il disegno di copertina, dallo stile grafico patinato e un po retrò, raffigura tutti assieme i vari personaggi ispirati ai testi dell’album.

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L’aria di Glasgow – di Fabrizio Papotto

Che aria si respira a Glasgow?

La domanda potrebbe sembrare senza senso nel contesto di Radio Nowhere, ma in realtà ha un suo fondamento.
Glasgow è la città più grande della Scozia con i suoi quasi 600.000 abitanti, che diventano oltre due milioni nel territorio di pertinenza. Ha un glorioso passato di città a vocazione industriale, soprattutto per la cantieristica navale e per il commercio.
È decisamente meno affascinante ed elegante della vicina Edimburgo e ha dei quartieri periferici dai quali, almeno fino a una ventina di anni fa, era bene tenersi alla larga se si teneva alla propria salute e al portafoglio. Oggi, grazie ad un processo di riqualificazione urbana e all’apporto della cultura, è una città che si sta risollevando.
Ma tutto questo ci interessa relativamente.
Quello che invece ci riguarda è che si tratta di una città che ha avuto ed ha un’altissima densità di gruppi musicali e cantanti che, probabilmente, non ha eguali nel mondo.
Quale ne sia il motivo è un interrogativo che non ha risposta. Certo aiuta il fatto che non sia una città “facile” da vivere, con un’alta percentuale di disoccupazione dove, soprattutto per i giovani, la vita sociale gira attorno ai pub e al tifo per le due squadre di calcio principali, i cattolici Celtic e i protestanti Rangers o per la locale squadra di rugby, i Warriors, che da qualche anno è al vertice del rugby europeo.
Qualcuno ha detto che a Glasgow o si tifa per una squadra, o ci si droga, o si fa musica. Spesso tutte e tre le cose insieme.
L’ultima volta che l’ho visitata, nel 2009, vidi un edificio in una zona fatiscente prospiciente al centro della città, che presi per un vecchio magazzino in disuso e, preso dal furore fotografico del turista, scattai una foto.
Solo un paio di anni dopo, leggendo un romanzo, Il gruppo di Joseph O’Connor (che consiglio a tutti gli appassionati di musica rock), scoprii che si trattava di un ex sala da ballo divenuta nel tempo una sala per concerti, dove sono passati tutti i musicisti più famosi.

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Le canzoni che hanno fatto la storia del cinepanettone – di Nicola Calocero

E’ in uscita Super Vacanze di Natale, il film compilation che celebra i 35 anni del cinepanettone: la serie natalizia per antonomasia che per generazioni ha saputo imporsi nell’immaginario popolare creando nelle sale cinematografiche del nostro paese un momento unico e straordinario di aggregazione.

Un fenomeno sociale, secondo nella nostra cultura di massa solo al rito più duraturo del festival di Sanremo, che ha raccontato il nostro paese ed i suoi cambiamenti attraverso la lente della commedia molto meglio di altre opere nate più ambiziose.

Merito questo anche della colonna sonora di questi film che -con sapiente gusto e attenzione- ha sempre proposto sul grande schermo i pezzi pop del momento: suggellando così la fama di alcuni tormentoni o anticipandone il successo in altri casi.

Questa ideale hit parade, dalla decima alla prima posizione, ripercorre i brani più fortunati che hanno fatto la storia di un genere cinematografico a cui tutti siamo affezionati.

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Mark Knopfler – di Dany Mugnaini

Non è certo noto per gli atteggiamenti fuori dall’ordinario e non è famoso per proporre tour mastodontici, dato che non è nemmeno ricordato per le scenografie di effetto nei suoi spettacoli live nei quali predilige stuzzicare i sensi con il suono piuttosto che con le luci o gli effetti speciali.
Nonostante ciò, Mark Knopfler è considerato uno dei musicisti più influenti del Rock, anche se la sua notorietà prende vita inizialmente dall’essere stato uno dei membri fondatori ed il leader della band conosciuta da tutti come Dire Straits, formazione attiva dal 1977 al 1995, anno in cui si sciolse definitivamente dopo aver raggiunto la celebrità a livello planetario. Sebbene non sia stata molto prolifica (solamente sei album di inediti registrati in studio in totale) la band britannica ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama rock mondiale fin proprio dagli esordi.
Era infatti il 1978 quando fu pubblicato il primo album, intitolato semplicemente “Dire Straits, nel quale le capacità artistiche e musicali di Knopfler si proposero prepotentemente al pubblico. Memorabili resteranno per sempre gli assoli di Sultans of Swing. in cui l’artista di Glasgow materializza per la prima volta in note quelle che saranno i caratteri distintivi dalla sua tecnica; il fingerpicking, ossia l’uso delle sole dita per far vibrare le corde della chitarra, senza l’uso del plettro, limitandosi al solo utilizzo di tre dita; in questa tecnica, sia il mignolo che il medio vengono solitamente poggiati sul battipenna o sul corpo della chitarra mentre, nel contempo, le corde sono pizzicate con i polpastrelli delle altre tre dita. Ne deriva il sound inconfondibile e distintivo che ha caratterizzato e contraddistingue tuttora le sue sonorità, contrassegnate in questo modo da note più calde ed avvolgenti, nonché dalla possibilità di variare con maggiore enfasi la dinamica del suono.

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