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Il wrestling italiano: quando il ring è tricolore

Quando si pensa al wrestling solitamente la mente va agli sfavillanti eventi statunitensi, alle coloratissime maschere della lucha libre messicana, all’Uomo Tigre e a quella sua sigla che entra nella testa per non uscirne più.

Quello che pochi sanno è che nel nostro paese serpeggia fiera una realtà legata indissolubilmente alle sue sorelle molto più navigate, ma che per via del suo essere una disciplina conosciuta solo superficialmente dalla maggior parte della popolazione tende ad essere poco considerata in patria, se non ingiustamente vituperata.

Il wrestling in Italia è un panorama relativamente giovane, se comparato all’entrata in scena della disciplina in altre parti del mondo (dalla sua nascita sul finire del 1800 negli Stati Uniti, all’arrivo in Messico negli Anni Venti e alla venuta in Giappone nel secondo Dopoguerra): le prime federazioni propriamente dette videro la luce nel nostro paese negli anni Ottanta, spinte dalla luce sfolgorante della Golden Era nelle statunitensi WWF (ora WWE) e WCW (la grande sconfitta nella guerra del wrestling in quegli anni, poi venduta alla WWE).

Anche se, grazie alle ricerche più ardite di alcuni appassionati (tra cui l’ex wrestler ed ora promotore sportivo Il Drago) sono spuntati fuori dagli archivi diverse testimonianze di incontri di wrestling (all’epoca ancora chiamato catch) risalenti agli anni Cinquanta o ancora prima.

Moltissime di queste federazioni vivono ancora, sparse in tutta la penisola, e nel tempo si è creata una fitta rete di appassionati che popolano gli eventi dal vivo, anche perché slegata dalla componente prettamente competitiva la passione e l’impegno sono più palpabili che mai.



Per quanto sia piccola rispetto a quelle che provengono da altre nazioni, il wrestling italiano è una realtà viva e pulsante che percorre tutto il nostro stivale, da nord a sud ci unisce, offrendoci atleti validissimi conosciuti anche all’estero (come Francesco Begnini, in arte Francesco Akira, giovane wrestler bergamasco che ho personalmente e letteralmente visto crescere intento a scalare la vetta della New Japan Pro Wrestling, la più famosa federazione del Sol Levante) e tanto entusiasmo vibrante.

L’energia che si sente in questi eventi tutti italiani si sente vivida e palpitante, tremola nell’aria come elettricità, e ti avvolge nelle sue spire.

Ti senti accolto e coccolato, perché siamo tutti stretti attorno a quel ring, in comune una grande passione che alcune persone hanno deciso di estrapolare dallo schermo e portarla davanti a noi, non più pixel e onde elettromagnetiche ma carne e sangue; senti l’odore del tessuto gommato, il frastuono del tifo e le mani che sbattono convulse sull’apron.

Grande come un evento, piccolo e raccolto come un abbraccio.

Non avrà i titantron e l’immagine patinata che di solito un’industria come quella dello sport intrattenimento propone, ma anche per questo è più viva, più coinvolgente, più vera.

Un’immagine costruita con duro lavoro e tanto amore da persone che amano profondamente questo sport, e che tramite l’amore per la disciplina non finiranno mai di dimostrare che tutti, nel loro piccolo, possono essere eroi.


Photo: Chris Ridgeway vs Lupo-Final Bout-Squash a Jobber Wrestling

Credit Photo: La Dame Blanche Photography (Facebook)

_ladameblanche_pw (Instagram)

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