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La “sensibilità” di un terrorista raccontata dagli Offlaga Disco Pax

Stazione Centrale di Bologna, 2 agosto 1980, un ordigno esplode alle ore 10.25 e trascina con sé, nella sua furia dinamitarda, 85 persone. È una strage, i corpi di alcuni dei morti non saranno da subito riconoscibili e i più vicini alla bomba, come la ventiquattrenne Maria Fresu, furono quasi totalmente disintegrati.

L’attentato, che ha riconosciuti come esecutori materiali i NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari, movimento di estrema destra), chiude un cerchio apertosi circa undici anni prima in Piazza della Loggia a Brescia (12/12/1969) e mette fine all’epoca definita degli “anni di piombo”. Dietro ai NAR, che hanno compiuto l’attentato, è da sempre tenuta in considerazione la pista che i mandanti furono o i servizi segreti deviati (gli stessi che erano dietro al tentato golpe di Junio Valerio Borghese) o la criminalità organizzata.

Alla fine furono riconosciuti come esecutori materiali del gesto Giuseppe Valerio “Giusva” Fioravanti e la sua fidanzata Francesca Mambro, inchiodati da tre testimonianze e condannati, in virtù anche di altri omicidi a sfondo politico, a più ergastoli. Purtroppo la storia ha un’amara conclusione, nonostante siano riconosciuti come colpevoli, sia Fioravanti che Mambro sono ad ora in libertà e conducono una vita abbastanza tranquilla.

E su questo ultimo fatto, nasce un testo che ne ripercorre le vicende giudiziarie, storiche e personali, ma anche la delusione su un caso divenuto di malagiustizia e di mancanza di rispetto nei confronti delle vittime: nel disco Bachelite del 2008, gli Offlaga Disco Pax pubblicano la canzone Sensibile, un doloroso grido di ingiustizia sulle vicende legate alla strage di Bologna.

Nelle prime due strofe vengono presentati i due esecutori della strage e viene presentata la loro storia, sia la Mambro che Fioravanti hanno commesso vari reati e si sono dichiarati più volte colpevoli degli omicidi commessi, ma tutti e due si sono dichiarati innocenti in merito ai fatti di Bologna. Entrambi vengono additati come folli e violenti, data la crudeltà con cui hanno ucciso spesso persone che nulla avevano a vedere con le loro cause, ma il testo fa capire che tutta questa crudeltà derivi dall’appoggiare direttamente il credo e l’ideale neofascista.

La terza strofa è quella più cruda, perché, oltre a criminalizzare ancor di più la figura di Fioravanti, riprende la risposta che Francesca Mambro diede al giudice quando egli le chiese cosa ci vedesse in lui. La Mambro disse che Fioravanti era il ragazzo più sensibile che avesse mai conosciuto, “una frase da ginnasio nichilista, lapidaria, nel senso di lapide”, reciterà il testo della canzone. Dopo un intermezzo musicale, la voce, che prima era robotica e ripercorreva la vicenda giudiziaria, diviene pulita e con tono accusatorio si chiede quali altri “tipacci” abbia frequentato la Mambro prima di Fioravanti, per definire egli, un terrorista ed omicida, sensibile.

Le parole della canzone andranno poi a roteare attorno ai concetti legati alla parola sensibile e su quanto il suo significato sia lontano da Fioravanti, dalle azioni commesse dai NAR e soprattutto da chi ha ucciso persone innocenti per un credo politico malato. Per staccarsi dalla definizione della Mambro, gli Offlaga decidono che chi è veramente sensibile in realtà appartiene ad un neosensibilismo, in modo da non essere assimilati alla sensibilità di Fioravanti. E, sempre criticando la donna, si dissociano per il suo “uso sconsiderato e irresponsabile del vocabolario”.

Come anticipato più sopra, anche la canzone si chiude con l’amarezza e il senso di ingiustizia, la coppia di attentatori attualmente è “fuori di galera” e sì, fa male ammetterlo, ma stanno vincendo due a zero. Perché non solo ora possono condurre una vita serena, ma ad essere calpestate sono la memoria e le vite spezzate dalle azioni dei due terroristi (85 a Bologna, ma Fioravanti ha ucciso in totale 95 persone e la Mambro 96). Vite spezzate con ferocia e disumanità e che ancora oggi, dopo più di quarant’anni, vengono uccise una seconda volta e di cui il ricordo, sottomesso all’operato degli attentatori, viene quasi cancellato non solo dal passare del tempo, ma anche dall’errore giudiziario e dalla sua conseguente beffa che ha reso liberi due assassini pluricondannati.

Meglio essere neosensibili, sia mai che, in qualche modo, si possa finire ad avere la stessa “sensibilità” di Giusva Fioravanti e confondere il proprio buon cuore con il suo credo dinamitardo, feroce e stragista. Vero Francesca?


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