Montelago Celtic Festival 2026: il folk torna sull’altopiano, tra grandi nomi e nuove rotte sonore
- Riccardo Pallotta

- 12 ore fa
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Dal 5 all’8 agosto la piana di Colfiorito ospita la XXIII edizione del festival di Serravalle di Chienti. In programma 36 concerti su cinque palchi, una line-up internazionale e un mondo parallelo fatto di accademie, incontri, cinema, giochi e immaginario celtico.

Domani, mercoledì 5 agosto, il Montelago Celtic Festival torna sulla piana di Colfiorito, a Taverne di Serravalle di Chienti, in provincia di Macerata. Quattro giorni pieni, fino a sabato 8 agosto, per una XXIII edizione che conferma il peso raggiunto dal festival nel panorama folk europeo. Non una semplice rassegna musicale in quota, ma una città temporanea costruita intorno a suoni, riti, tende, strumenti, accampamenti, libri e comunità. La musica resta il cuore più pulsante. Secondo il programma ufficiale, l’edizione 2026 si muove su cinque palchi e porta a Montelago 36 concerti, con una line-up che incrocia folk metal, tradizione irlandese, balfolk, power metal, pipe band, acoustic set e nuove proposte selezionate attraverso l’European Celtic Contest. ANSA parla di una “costellazione variegata di artisti”, distribuita nei 54 ettari del festival, tra area camping, attività outdoor, spazi culturali e attenzione alla sostenibilità ambientale.
Il primo impatto: Eluveitie e Rhapsody of Fire
L’apertura di mercoledì 5 agosto chiarisce subito la direzione. Dopo il set dei Ciac Boum al Balfolk Stage, il Main Stage accoglie gli Eluveitie alle 21.15, una delle formazioni più riconoscibili del folk metal europeo. Il loro suono è una collisione tra strumenti tradizionali, impatto metal e immaginario antico: una scelta perfetta per dare alla prima notte il tono epico che Montelago coltiva da anni. La stessa serata prosegue con Trinaluna e poi con i Rhapsody of Fire, attesi a mezzanotte sul Main Stage. Qui il registro cambia, ma resta dentro una grammatica affine: orchestrazioni, potenza, racconto fantastico, teatralità. Si tratta secondo noi di uno degli snodi più interessanti del programma: Montelago che non separa rigidamente folk e metal, tradizione e immaginario fantasy, ma li fa convivere nello stesso flusso notturno.
Giovedì: il concorso europeo e la spinta internazionale
Giovedì 6 agosto entra in scena una delle sezioni più importanti per capire la funzione del festival come laboratorio musicale. Dalle 17.00 alle 19.15, al Mortimer Pub, si svolge l’European Celtic Contest, concorso arrivato alla decima edizione e dedicato alle nuove proposte della musica celtica. I finalisti del 2026 sono The Groggy Dogs da Siviglia, Jimmy & Scots Folk Band da Bologna, Reikas Tanz da Lipsia e 50 Celt da Fermo; il gruppo vincitore tornerà poi sul palco venerdì mattina. La sera il Main Stage alza il volume con In Extremo, The Scratch ed Elias Alexander. Gli In Extremo arrivano da Berlino con una formula che mescola rock duro, strumenti medievali e lingue antiche, mentre The Scratch portano dall’Irlanda un suono più ruvido e contemporaneo, attraversato da folk, metal, prog e tensioni quasi psychobilly. ANSA sottolinea anche il lavoro di scouting portato avanti dal festival, accanto alla ricerca di grandi nomi internazionali: parole del direttore artistico Michele Serafini, che rivendica la scelta di portare sull’Appennino gruppi che raramente passano fuori dai grandi centri urbani del Nord.
Venerdì: Värttinä, Mec Lir e Folkstone
Venerdì 7 agosto è forse la giornata più densa per chi segue il festival dal punto di vista musicale. La mattina si apre con la band vincitrice dell’European Celtic Contest al Mortimer Pub, poi il programma scorre tra Lou Tapage, Gadan, Tralala Lovers e Mortimer Mc Grave. In serata il Main Stage ospita Värttinä, Mec Lir e Folkstone, con Half Man Half Not all’Harp Stage e Folkamiseria a notte inoltrata. Värttinä rappresentano una delle presenze più preziose della line-up. La formazione finlandese, fondata dalle sorelle Sari e Mari Kaasinen, porta a Montelago una tradizione vocale antica e ipnotica, lontana dall’idea più commerciale di musica celtica. I Mec Lir spingono invece su una dimensione più fisica, da festival, dove la musica tradizionale incontra l’energia del dancefloor. Poi arrivano i Folkstone, riferimento italiano del folk metal, annunciati sul Main Stage all’una di notte. Il giorno dopo torneranno anche in acoustic set al Mortimer Pub.
Sabato: Lúnasa, Talisk e Steve ’n’ Seagulls
La giornata conclusiva, sabato 8 agosto, sembra costruita come una lunga salita. Al mattino Malembà e Trinaluna, nel pomeriggio Resonance, TRAM, Tersycore e l’acoustic set dei Folkstone. Poi il Main Stage prende quota: City of Rome Pipe Band, Lúnasa, Talisk, Steve ’n’ Seagulls, The Cloverhearts e Uncle Bard & the Dirty Bastards fino alle quattro del mattino.
Lúnasa sono tra i nomi più raffinati della scena folk irlandese e mondiale. Talisk portano invece una scrittura più nervosa e moderna, costruita su virtuosismo, ritmo e tensione dal vivo. Steve ’n’ Seagulls aggiungono un elemento più scanzonato, con il loro bluegrass metallico e imprevedibile. La chiusura affidata a The Cloverhearts e Uncle Bard & the Dirty Bastards tiene il festival dentro una dimensione di festa lunga, fisica, comunitaria. È qui che Montelago mostra la sua identità più riconoscibile: il concerto non è un episodio isolato. È parte di una giornata che inizia con i laboratori, passa dagli incontri, attraversa il mercato, il campeggio, i giochi, le danze, e finisce spesso quando il buio è già diventato alba.
La Tenda Tolkien e il tema dei legami
Accanto ai concerti, la Tenda Tolkien resta uno degli spazi più vivi del festival. L’edizione 2026 ruota attorno al tema dei “Legami”, tradotto nella parola Fellowship: appartenenza, ma anche scelta di costruire qualcosa insieme. I curatori Loredana Lipperini e Luca Pakarov portano in programma oltre 30 ospiti tra letteratura, mito, ambiente, poesia, fumetto e immaginario. Il nucleo tolkieniano resta forte, con Wu Ming 4, Stefano Giorgianni e Cesare Catà tra gli appuntamenti più attesi. Ma il programma si allarga: One Piece letto come epica contemporanea, il rapporto tra piante e alterità naturale, le tessitrici mitologiche accostate alle programmatrici dell’informatica, il viaggio in India, l’immaginario irlandese, fate, fantasmi, erbe e riti. Di notte torna anche Montelago Cinema, con una rassegna dedicata ai legami che resistono e si ricompongono attorno a una causa comune. Per un festival nato attorno alla musica, questo è un passaggio importante. Montelago non usa la cultura come semplice contorno. La mette nello stesso campo dei concerti, come accade nelle comunità reali: si ascolta, si balla, si discute, si impara, si resta.
Oltre 70 esperienze: il pubblico dentro il festival
La XXIII edizione ospita anche oltre 70 corsi e attività distribuiti nei quattro giorni. L’Accademia Musicale, nata oltre vent’anni fa come primo nucleo formativo dedicato agli strumenti e al canto, oggi è parte di un sistema più ampio di accademie e laboratori. Arpa celtica, cornamusa, tin whistle, percussioni, canto, chitarra elettrica in chiave celtica; poi lavorazione del legno, cuoio, ceramica, carta, arcieria storica, scherma antica, falconeria, archeologia sperimentale, erboristeria, fermentazione, piante spontanee, yoga, escursioni, osservazioni astronomiche e parapendio. La differenza sta qui: Montelago non chiede al pubblico soltanto di guardare un palco. Gli chiede di entrare nel festival con le mani, con la voce, con il corpo e farne parte, probabilmente anche per questo è diventato un appuntamento imprescindibile, non solo per l’Italia.
Montelago Celtic Festival 2026: Una radio naturale a cielo aperto
Per chi ama la musica, Montelago è una specie di palinsesto senza studio. Ogni palco ha una frequenza diversa. Il Main Stage lavora sull’impatto dei grandi nomi. Il Mortimer Pub conserva l’anima più ravvicinata, tra contest, jam, set acustici e scoperte. Il Balfolk Stage tiene viva la dimensione del ballo. L’Harp Stage apre uno spazio più raccolto. Intorno, il festival continua a suonare anche quando il concerto finisce.
Dal 5 all’8 agosto la piana di Colfiorito torna quindi a essere una grande cassa armonica appenninica. Dentro ci passano Eluveitie, Rhapsody of Fire, In Extremo, The Scratch, Värttinä, Lúnasa, Talisk, Folkstone, Steve ’n’ Seagulls e molte altre rotte sonore provenienti da tutto il globo. Ma il punto, forse, è un altro: Montelago non si ascolta soltanto dal palco, ma si ascolta e apprezza camminandoci e vivendolo.

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