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Le zone morte negli oceani: il silenzio senza vita

Ogni luogo della Terra ha una sua voce, un paesaggio sonoro unico che racconta la vita che lo abita. Dalle foreste tropicali alle immense distese di ghiaccio, passando per le onde degli oceani e il brusio delle città, il nostro pianeta è un'orchestra in continua esecuzione. Ma qualcosa sta cambiando. Il riscaldamento globale sta trasformando non solo il clima e gli ecosistemi, ma anche i suoni della natura e dell'uomo. Alcuni si fanno più intensi e minacciosi, altri si affievoliscono fino a scomparire. In questo nuovo appuntamento, continuiamo questa serie di articoli in cui cercherò di esplorare come il cambiamento climatico stia modificando la voce della Terra e il modo in cui la percepiamo.

zone morte negli oceani

Un ecosistema sonoro in movimento


Il mare è sempre stato uno dei paesaggi sonori più affascinanti del pianeta: il rombo delle onde che si infrangono, il gorgoglio delle correnti, i richiami degli uccelli marini, i canti delle balene e dei delfini. Anche nelle profondità, esiste un sottofondo: il battito pulsante dei crostacei, l’eco dei pesci che si spostano tra le anse scure, il sussurro delle alghe che ondeggiano nel ritmo delle maree. Questi suoni non sono soltanto rumori di fondo: sono segnali di vita, testimonianze di ecosistemi complessi che operano in equilibrio, dove ogni componente è connesso all’altro.


Quando il mare tace: le zone morte negli oceani


Negli ultimi decenni, però, le acque dell’oceano hanno iniziato a raccontare storie sempre più inquietanti. Le cause principali sono due: il riscaldamento globale e l’inquinamento da nutrienti, soprattutto derivanti da scarichi agricoli e urbani. Queste pressioni antropiche stanno creando aree vaste di oceano in cui l’ossigeno disciolto nell’acqua si riduce drasticamente, fino ad annullarsi. Queste aree sono chiamate zone anossiche o, più comunemente, “zone morte”. In una zona anossica, la vita così come la conosciamo non può prosperare: i pesci si allontanano, i crostacei muoiono, la biodiversità si dissolve. E con la vita dissolta, svanisce anche il suono.


Il silenzio inquietante degli oceani senza vita


Pensare a un oceano silenzioso è controintuitivo. Gli oceani sono il teatro di suoni costanti, persistenti e dinamici. Ma in una zona morta, quel tessuto sonoro si spezza. Il mare diventa innaturalmente silenzioso, non per mancanza di onde o correnti, ma per l’assenza di organismi viventi. Le registrazioni fatte dagli oceanografi in queste aree mostrano un vuoto sorprendente: nessun canto di balena, nessun clic di delfino, nessuna traccia del brulichio sottomarino che normalmente caratterizza i fondali marini sani. È un silenzio che non è soltanto acustico, ma ecologico: l’assenza di segnali biologici è l’eco di un equilibrio spezzato.


Come si formano le zone morte negli oceani


La formazione delle zone anossiche è un processo complesso ma ormai ben documentato dalla comunità scientifica. Quando grandi quantità di nutrienti (soprattutto azoto e fosforo) raggiungono l’oceano attraverso i fiumi, stimolano una crescita eccessiva di alghe. Quando queste muoiono, si decompongono, consumando enormi quantità di ossigeno disciolto nell’acqua. L’aumento della temperatura delle acque legato al cambiamento climatico peggiora ulteriormente la situazione: l’acqua più calda trattiene meno ossigeno e favorisce una stratificazione degli strati marini che impedisce il ricambio di ossigeno dalle acque superficiali a quelle profonde. Il risultato è che grandi porzioni di oceano rimangono private del necessario ossigeno per sostenere la vita. Ancora una volta il silenzio assoluto significa mancanza di vita: zone morte negli oceani.

 
 
 

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