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AFTERSUN: LA NOSTRA RECENSIONE

Aftersun è il film d’esordio della regista classe 1987 Charlotte Wells, è uscito in Italia il 5 gennaio 2023 ed è stato presentato al Festival di Cannes 2022, dove ha vinto il premio della Giuria French Touch.

Il film è un’opera autobiografica con la quale la regista scozzese ricorda una vacanza con suo padre. I due protagonisti sono Sophie, una ragazzina di undici anni, interpretata da un esordiente Frankie Corio e suo padre Calum (Paul Mescal di Normal People).

Calum è un uomo dall’aria triste e nostalgica, mascherata da una leggerezza che vuole regalare a sua figlia, il suo unico pensiero. Sophie è una bambina allegra e intelligente, che spesso passa troppo tempo in solitudine che prova un’incredibile felicità a passare un po’ di tempo con un padre un po’ troppo spesso assente.

È un racconto in tre tempi, lo spettatore conosce Calum e Sophie attraverso i loro silenzi, risposte mancate, si costruisce una propria idea attraverso delle ipotesi. Il film segue una struttura ad ellissi, che fa da spina dorsale all’intera pellicola, ci racconta quest’estate non seguendo un ritmo serrato.

È un film piuttosto semplice, mette insieme dei fatti brevi e momenti di un’estate caratterizzata da liti, amore, tenera nostalgia e anche un po’ di amarezza. Sophie sta attraversando un’età di passaggio, ha lo sguardo rivolto al mondo dei “grandi”, ma è ancora una bambina, ben lontana da quella dimensione. Calum è un padre imperfetto, non è il genitore che vorrebbe essere, non ha un rapporto confidenziale con sua figlia e in molte occasioni si sente di peccare in tutto.

La forza di questa pellicola sta nei dettagli, è un film fatto da tante piccole parti che rendono questi due personaggi unici e reali. Lo spettatore li sente vicini, ci si immedesima. Charlotte Wells non ci tiene a far capire fino in fondo il film, suggerisce senza mai dire. L’obiettivo della regista non è di certo quello di far comprendere gli eventi nella loro interezza, ma di suscitare sensazioni nello spettatore. Quali emozioni quell’estratto di vita fa nascere in chi guarda, quali domande può portare quel dire non dire.

La vacanza viene raccontata attraverso i ricordi di Sophie, che vediamo anche in età adulta mentre ricorda con un’amara nostalgia l’amato padre. Sono delle immagini riviste con una consapevolezza adulta, ora che il padre è morto e Sophie è più vicina alla sua età all’epoca.

Questa vicinanza può farle comprendere fino in fondo quei momenti dando un filtro al racconto di quel tempo passato.

La Wells dona al film un’atmosfera anni ’90, con immagine rievocative accompagnate da una colonna sonora studiata fino in fondo. Inserisce alcune parti riprese da una videocamera, come a ricordare i vecchi filmini delle vacanze.

È una storia semplice, ma il film è molto complesso, sofisticato e calibrato, ogni piccolo dettaglio è studiato ed ha un ruolo in un quadro molto più grande. Tutto è al proprio posto, sistemato ad hoc per far sì che tutta la macchina funzioni.

Paul Mescal si riconferma un grandissimo attore dei nostri tempi, riesce a far empatizzare con un personaggio apparentemente riservato, molto chiuso. La sua recitazione non è mai esagerata o fuori dalle righe. Riesce a regalare al personaggio di Calum una tristezza infinita, lo caratterizza attraverso un’incapacità di nascondere i propri dolori, le paure e le ansie.

È un film che ti lascia inerme davanti allo schermo, di difficile comprensione, ma allo stesso tempo in grado di raccontare una storia che appartiene un po’ a tutti. Charlotte Wells ci mette dentro del suo, ma senza appesantire con il proprio vissuto.

È una storia sulla memoria e sulla conservazione di essa, sulla caducità del ricordo e sugli sforzi di dimenticare il dolore dell’assenza cercando di rimodellare un ricordo.

È un film sospeso nel tempo, che ti accarezza e ti accoglie, ma nello stesso momento ti ricorda che esiste il dolore attraverso un’atmosfera nostalgica che ti resta addosso anche dopo aver terminato la visione.



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