Giorgio Canali: un ribelle tra rock, poesia e disincanto
- Davide Bonamici

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Qualcuno lo definisce un poeta maledetto, un genio ribelle in grado di riversare la propria maledizione nelle sue canzoni, tra riff graffian

ti e testi pregni di profondità. Eccentrico, politicamente scorretto, a volte un po’ sacrilego, ma mai banale. Difficile descrivere la complessa personalità di Giorgio Canali, genio creativo dei Rossofuoco ed ex CCCP Fedeli Alla Linea e CSI.
Una carriera ormai quarantennale, che lo ha visto iniziare in alcune band punk della Romagna e poi aggregarsi nella figura di tecnico del suono di PFM, Litfiba e i già citati CCCP. Con questi ultimi emergono le sue formidabili capacità musicali, tanto che il gruppo decide di aggregarlo alla formazione come chitarrista, permettendogli anche di dare sfogo alla propria creatività. Da Epica Etica Etnica Pathos (1989) fino a Tabula rasa elettrificata (1997) affianca Giovanni Lindo Ferretti alla voce, Massimo Zamboni alle chitarre e Gianni Maroccolo alla produzione.
Dal 1998 inizia a staccarsi dalle figure legate ai CCCP/CSI, anche se collabora con i neonati PGR (non condividendo le ideologie intimistiche di Ferretti), e pubblica il suo primo album da solista: Che fine ha fatto Lazlotòz. Da questo istante getta le basi per la propria poetica, due anni dopo il debutto solista prende parte ad un nuovo progetto, che vede il suo nome affiancato a quello di una band: Giorgio Canali & Rossofuoco. Nei 9 dischi pubblicati, tra il 2002 e il 2023, con questo progetto, possono finalmente emergere la sua schietta poetica, la complessità del suo pensiero e la forza compositiva che rende uniche metriche e canzoni della band.
Canali parla di sé, delle sensazioni che vive, che emergono spesso con testi rabbiosi ed altre volte con una malinconica nostalgia, ma sottolineando il suo essere in mutamento e di non essere sempre il diretto responsabile del proprio destino (come dice in una dolcissima e malinconica Rotolacampo, pubblicata in Venti, penultimo album dei Rossofuoco, uscito nel 2020). L’amore è complesso per lui, lo si denota dalle ragazze con cui esce, che hanno tutte Mostri sotto al letto. Ironie a parte, la sua analisi dell’amore rappresenta un sentimento che fugge sempre o che spesso trova fatica ad esprimersi, come raccontato in M.me & Mr Curie, Nuvole senza Messico, Lezioni di poesia e Treno di Mezzanotte. Giusto per citare alcune canzoni sull’argomento.
L’esistenzialismo, insieme ed oltre alla componente sentimentale, è parte fondante della sua discografia, come evidenziato nei dischi Nostra Signora della Dinamite (2009) e Undici canzoni di merda con la pioggia dentro (2018). Oltre all’intimismo, tipico dell’autore, in questi dischi emergono le sue riflessioni sulla vita, sul tempo, sulla politica e sulla fragilità della psiche umana.
La poetica di Canali è complessa, contorta ed anche controversa. Così come lo sono le sue esibizioni dal vivo, spesso condite da provocazioni, bestemmie e l’energia travolgente del suo rock e dall’espressione di sé stesso. Forse a tanti non potrà piacere, ma con le sue maledizioni, il suo grido ribelle condito da riff graffianti, Giorgio Canali è l’artista più punk in circolazione. E, pur avendo 65 anni, non intende invecchiare, ma continua ad essere autentico, fedele a sé stesso e a ciò che lo muove.

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