(White Man) in Hammersmith Palais: una riflessione disillusa sull’Inghilterra degli anni ‘70
- Davide Bonamici

- 12 ore fa
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Può un concerto, che ha deluso le aspettative, scatenare una serie di riflessioni sull’Inghilterra degli anni ‘70 e che stava per addentrarsi nell’epoca Thatcheriana? Sì, se ti chiami Joe Strummer e se resti deluso da un festival svoltosi all’Hammersmith Palais, a cui hanno partecipato i mostri sacri del roots rock.

(White Man) in Hammersmith Palais racconta di una serata deludente per il leader dei The Clash, dove i grandi del roots rock decidono di dare un taglio pop e commerciale al proprio concerto, lasciando in Jamaica la ribellione e la combattività sociale proprie del roots rock. Delroy Wilson, Ken Boothe, Leroy Smart, Dillinger e i Four Tops deludono le aspettative di Strummer, che inizia a riflettere sulla serata e sul clima presente in quel periodo in Inghilterra.
Un clima teso e segnato dall’ascesa politica di Margaret Thatcher, che inizia ad instaurare un governo semi-dittatoriale e repressivo, soprattutto con le classi sociali più emarginate e discriminate. Perché, come racconta il brano, l’esercito inglese è presente nelle strade e non vede l’ora di iniziare ad obbedire ai comandi della repressione. Strummer, quindi, invita la gente ad unirsi (giovani bianchi e neri) e a non sperare nell’arrivo di un utopico Robin Hood a salvare la situazione.
La critica arriva anche al movimento punk stesso, a cui viene contestato il fatto di non essere attento a queste problematiche, perché le band bramano un posto sotto i riflettori e combattono tra loro per avere i vestiti migliori e trasformare la ribellione in denaro. Un attacco probabilmente dedicato ai Sex Pistols, sin da subito impegnati a vendere l’ideologia per le copertine delle riviste scandalistiche e nel rendere business e una moda l’attitudine punk.
Questo è il preludio al finale energico della canzone, che lascia le sonorità roots rock e si avvicina al punk, dove Strummer attacca chi cambia i propri voti come se fossero cappotti e dice che se Hitler fosse in giro per Londra, sicuramente gli avrebbero riservato tutti gli onori del caso e mandato una limousine per fargli fare il tour della città. Un riferimento forte e netto a ciò che sta succedendo in Inghilterra, con l’affermarsi del governo considerato parafascista di Margaret Thatcher, che imprimerà d’odio e povertà il tessuto sociale britannico di fine anni ‘70 e degli anni ‘80.
Nelle ultime battute Strummer si fa ironico, dice chiaramente che è l’unico ad aspettare la rivoluzione (definita il divertimento), un lupo che vaga solitario per le strade in attesa del divertimento e di quella rivoluzione all’oppressore che in quella sera all’Hammersmith Palais non è scattata.
(White Man) in Hammersmith Palais dei The Clash diviene simbolo di una generazione disillusa e non in grado di ribellarsi alle politiche Thatcheriane, che prende i propri buoni propositi e li vende al miglior offerente, un grido di disillusione che afferma il trionfo del capitalismo sulla ribellione e che riecheggia ancora per le strade di Londra.

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