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Los Angeles degli X, la canzone che racconta il fenomeno “white flight”

Il fenomeno denominato degli “white flight” fu una costante migratoria che coinvolse molti giovani americani, di fede perlopiù repubblicana o di destra, tra gli anni ’70 e gli anni ‘90. Questi ragazzi, residenti nelle grandi città, emigravano per le derive multiculturali che le grandi città stesse stavano vivendo nel post 1968 e Woodstock. Anche Los Angeles fu toccata dal fenomeno, molti giovani di destra si allontanarono dalla città perché essa si stava aprendo alle comunità afroamericane, centro e sudamericane ed ai diritti della comunità LGBT.

Una sequela di migrazioni verso il profondo sud e dovute all’odio etnico e di genere, così Exene Cervenka, cantante degli X, descriverà il fenomeno del brano omonimo all’album d’esordio, Los Angeles.

La canzone descrive un incontro della Cervenka con una ragazza “white flight”, con quest’ultima che le spiega le ragioni del suo imminente addio alla città. La prima strofa parla della sua crescita e dell’odio che si sviluppa in lei, ad essere colpiti da questa ondata di rabbia ci sono afroamericani, messicani, ebrei, omosessuali e anche i ricchi oziosi che non fanno niente tutto il giorno (questo ultimo elemento dà uno spaccato su chi fossero la maggior parte dei giovani protagonisti di questo fenomeno e del loro contesto di provenienza).

Il pre-ritornello grida rabbiosamente il suo andarsene via (“She had to get out! Get out! Get out!”), mentre il ritornello parla della confusione presente in lei e della sua repentina crescita, descritta come un cambiamento istantaneo tra il giorno e la notte e viceversa. Un particolare che sottolinea il perché della rabbia adolescenziale di questi giovani, dovuta anche al fatto di non essere ben supportati dalle proprie famiglie e all'essere praticamente soli nel vivere un’età piena di cambiamenti così forti da non permettere loro di accettare quelli della società e delle città in cui vivono.

Dopo un breve intermezzo musicale, segue la seconda strofa, quella dell’addio alla propria città. Il commiato non è però felice: la ragazza saluta la propria migliore amica e si compra un orologio nella Hollywood Boulevard, ma la sua espressione non è felice. Questo particolare viene ripetuto tre volte, come a voler far notare il conflitto interiore che la agita: vuole andarsene perché la città sta diventando troppo progressista, ma dietro di sé, la scia d’odio che ha sulle spalle le sta facendo abbandonare tutti gli affetti che ha.

Un fenomeno conseguente e rilevato, col passare degli anni molti giovani “white flight” si sono detti tristi e sofferenti per la scelta fatta, alcuni sono tornati indietro nella propria città ed hanno cambiato il modo di pensare in relazione al progresso societario; altri invece hanno condotto una vita infelice al sud, mentre solo in pochi hanno tratto soddisfazione dalla decisione presa molti anni prima.

La canzone poi ripete il pre-ritornelo ed il ritornello, nel video ufficiale del singolo, si può vedere che alla fine del secondo chorus c’è una croce che prende fuoco e che crolla per terra (simbolo del Klux Klux Klan, che era solito bruciare croci prima di assaltare i propri “bersagli”, in prevalenza afroamericani, nei propri centri aggregativi). Il rimando di queste ultime due strofe e del video è chiaro, si parla del razzismo che muove questi giovani e dell’odio nei confronti di chi è protagonista del progresso.

Los Angeles degli X non è solo la canzone più famosa del gruppo, i cui primi album sono stati prodotti da Ray Manzarek dei Doors, ma è una traccia storica di un fenomeno che coinvolse l’America e molti giovani, di ideali conservatori, tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’90. Il brano racconta e non moralizza il pensiero, le sofferenze e le motivazioni di questi giovani, ma cerca di descrivere nel modo più semplice possibile una reazione ad un cambiamento sociale e una derivazione del razzismo dovuta ad un contesto piuttosto marginale in cui crescevano i ragazzi coinvolti dal fenomeno “white flight”.


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