“Un gruista in paradiso” di Arto Paasilinna, la nostra recensione
- Giorgia Micucci

- 3 ore fa
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“Pochi sono i profeti in patria e ancora meno in cielo.”
Cosa accadrebbe se un mortale ricevesse i poteri di un dio?
Nel suo “Un gruista in paradiso” (scritto nel 1990 ma pubblicato in Italia da Iperborea solo nel 2025, e più avanti scoprirete il perché) Paasilinna, con il suo inconfondibile stile garbatamente satirico, cerca di immaginarselo nel modo più scandinavo possibile.
Il protagonista fa di tutto inizialmente per non esserlo: Pirjeri Ryynänen è un gruista di Helsinki, medio intelletto, media prestanza fisica, una vita comune ed un’esistenza ordinaria nella capitale finlandese.

Eppure, quel suo essere posizionato così in alto per otto ore al giorno ha fatto sviluppare in lui una sorta di interna “corsia preferenziale” nel suo rapporto con la religione, ovviamente seguita da lui con medio interesse.
La sua esistenza collima con una problematica abbastanza attuale di un personaggio inusuale: il burnout è una delle piaghe del nostro tempo, inutile negarlo, ma chi potrebbe mai aspettarsi che una delle vittime di questo malessere potesse essere nientepopodimeno che Dio?
In questa opera, il Creatore si rende conto di essere caduto inequivocabilmente in una spirale ansioso-depressiva, a cui solo una lunga e meritata vacanza può porre rimedio.
Però la domanda sorge spontanea: chi potrebbe sostituire Dio?
La risposta? Un mortale, tramite una cernita accurata tra le centinaia di migliaia di preghiere che giungono ogni giorno nell’alto dei cieli.
“Perché non il papa? La massima autorità del cristianesimo cattolico” si chiederanno in molti, ed eccoci arrivati alla nota dolente di questo libro da noi arrivato veramente troppo tardi.
Tra le righe si nota immediatamente un sostanzioso distacco tra la concezione di religione in Scandinavia e quella a cui i popoli cattolici sono stati abituati.
Paesi notoriamente luterani che non avevano molta simpatia per il Pontefice negli anni Novanta.
“Secondo Mosé, l'attuale papa era un polacco tradizionalista e testardo e, in materia di fede, difficilmente avrebbe accettato consigli, venissero pure da Dio.”
“Hanno fatto della devozione un circo”
Un mortale né troppo pio né troppo blasfemo, dunque; né troppo acuto ma nemmeno un totale idiota, che si lamenta poco della vita ma molto del mondo, e le cui preghiere gradevolmente colorite vengono sproloquiate dall’alto di una gru nel bel mezzo di Helsinki.
Una volta sbrigate le formalità (tra cui l’esilarante incontro di Pirjeri con San Pietro e l’Arcangelo Gabriele e una lunga nonché scomoda trasferta in un castello pericolante ed abbandonato tra i monti della Bulgaria), al gruista non rimane altro che prendere le redini di questo mondo quasi alla deriva e prendersene cura per un anno, senza scombussolare troppo gli equilibri globali e cercare di non far ammazzare troppo i mortali tra di loro.
“È vero che di tanto in tanto qualche esemplare decente era anche saltato fuori, ma nel complesso la maggior parte dell'umanità era talmente bellicosa, avida, meschina e assetata di potere, che Dio non poteva fare altro che guardare al risultato con profonda costernazione.”
Peccato che talvolta Pirjeri si mostra troppo zelante, con una lieve punta di nazionalismo quasi infantile.
Tra trasferimenti del paradiso, informatizzazione del sistema di catalogazione delle preghiere, attacchi prontamente sventati del Maligno, migliori amici da aiutare con discrezione e processi di santificazione più simili a dinamiche aziendali che a vere e proprie chiamate dal Cielo, Paasilinna è riuscito a rendere umano nelle intenzioni e anche nei difetti perfino Dio.



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