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Goliarda Sapienza: Chi era davvero l’autrice de “L’arte della Gioia”?

L’abbiamo sentita nominare spesso da quando è esplosa la serie TV edita Sky “L’arte della Gioia”, con protagoniste Jasmine Trinca e Tecla Insolia, dirette da una straordinaria Valeria Golino, ma chi è davvero Gloriarda Sapienza, penna dietro al romanzo che ha ispirato l’adattamento televisivo?

Radio Nowhere blog: letteratura

Goliarda Sapienza è sicuramente una delle scrittrici più controverse, ma distintive della letteratura del Novecento. Ridurla al ruolo di scrittrice sarebbe banalizzare la sua vita e il suo operato. Sapienza è un’anima poliedrica e ribelle, la perfetta incarnazione della lotta contro ogni tipo di conformismo, tanto sociale quanto letterario. Ad oggi è una delle voci più significative della letteratura novecentesca. 

L’anima combattiva di Goliarda Sapienza affonda le proprie radici nella sua stessa nascita ed educazione. Figlia della sindacalista Maria Giudice, prima donna dirigente della Camera del Lavoro di Torino e dell’avvocato socialista Giuseppe Sapienza


Naque a Catania il 10 maggio 1924 e crebbe in un clima di assoluta libertà. I genitori, entrambi rimasti vedovi erano legati da un enorme impegno politico e scelsero di non farle frequentare la scuola per evitare il rischio che la figlia fosse soggetta ad imposizioni e influenze fasciste. Questa formazione anticonformista le permise di sviluppare un pensiero critico e uno spirito del tutto indipendente, aspetto che la accompagnerà sicuramente per tutta la sua vita e carriera.

La sua attività politica e sociale si manifestò molto presto, durante l’occupazione nazista di Roma Goliarda diventò sottotenente partigiana nella brigata “Vespri” con il falso nome di “Ester Caggegi”. 

È un momento cardine che anticipò la sua intera vita: una donna che non ha paura di essere in prima linea, capace di agire in modo concreto contro ogni forma di tirannia. 


All’età di sedici anni si trasferì a Roma e si iscrisse all’Accademia nazionale d’arte drammatica di Roma, intraprende una carriera come attrice teatrale e cinematografica, distinguendosi per i suoi ruoli di protagoniste pirandelliane. Lavora occasionalmente anche nel cinema, collaborando con Alessandro Blasetti e Luchino Visconti. Nel 1975 conosce lo scrittore e attore Angelo Maria Pellegrino, che sposò il 5 ottobre 1979 e con cui rimase assieme per 22 anni fino alla morte. 


Negli ultimi anni della sua vita insegnò recitazione presso il Centro sperimentale di cinematografia di Roma. 


I suoi primi romanzi, come "Lettera aperta" (1967), in cui racconta la sua infanzia catanese, e "Il filo di mezzogiorno" (1969), resoconto della terapia psicanalitica con il medico Ignazio Majore, mostrano subito una scrittura cruda, autobiografica e priva di filtri, un'ulteriore sfida alle convenzioni letterarie dell'epoca.

La vita di Goliarda viene segnata da un episodio che diventa un momento di profonda accettazione nella vita della scrittrice. Nel 1980 viene arrestata e condotta nel carcere di Rebibbia, dove resta reclusa per tre mesi, per il furto di alcuni gioielli. È a Rebibbia che la carriera della scrittrice continua, nonostante le poche pubblicazioni in quegli anni. Scrive opere come L’università di Rebibbia (che ha ispirato il film Fuori di Mario Martone, presentato in concorso alla 78ª edizione del Festival di Cannes nel maggio 2025) e Le certezze del dubbio pubblicati grazie all'incontro con il conterraneo poeta ed editore Beppe Costa

Lontana dagli ambienti che spesso l’avevano ignorata Goliarda trovò nelle sue compagne di reclusione il riconoscimento umano e sincero del suo valore come donna e scrittrice. 

Ne L’università di Rebibbia afferma: “«Sono tornata a vivere in una piccola comunità dove le proprie azioni vengono seguite, e approvate quando giuste, insomma, riconosciute”. 

Un luogo di emarginazione, per Goliarda, diventò una bizzarra “università”, dove l’assenza di strutture sociali e ipocrisia la fece sentire parte di una comunità, allontanandola ulteriormente dal sistema borghese degli intellettuali. 


Il romanzo più celebre è L’arte della gioia, a cui è ispirata, come già detto, la serie prodotta da Sky diretta da Valeria Golino.

Questo capolavoro di Sapienza è il vero e proprio manifesto della sua lotta. Scritto tra il 1976 e il 1978, racconta la vita di Modesta, una donna siciliana che, attraverso una libertà sessuale, politica e intellettuale radicale ridefinisce la propria esistenza rifiutando apertamente le morali oppressive e le rigide gerarchie di potere.  

L’opera, per anni, fu rifiutata, considerata troppo audace, troppo scomoda per la sua esplicita celebrazione di una vita troppo anti-conformista, un’esistenza non allineata. Il racconto di una donna libera che sfida le autorità, di un’identità che si costruisce da sé, rifiutando regole e definizioni esterne. 


Mentre in Italia il romanzo veniva rifiutato e l'autrice Goliarda Sapienza moriva nel 1996 senza vederlo pubblicato, all'estero inizia a riscuotere un discreto successo. La prima nazione a credere nell’opera fu la Germania, dove venne tradotto e pubblicato per la prima volta nel 1994.

La versione integrale è stata pubblicata in Italia postuma nel 1998 da Stampa Alternativa grazie alla tenacia del marito, dopo che una prima parte era uscita nel 1994, ma è diventato un caso editoriale e un successo diffuso solo dopo essere stato pubblicato in Francia nel 2005 e successivamente ripreso in Italia da Einaudi nel 2008.


Oggi, "L'arte della gioia" è un classico, simbolo della resistenza al patriarcato e alla repressione. La sua riscoperta ha consacrato Goliarda Sapienza non solo come grande scrittrice, ma come profetessa di una libertà ancora da conquistare.

La sua eredità, celebrata con l'intitolazione di vie, piazze, biblioteche e con l'adattamento televisivo del suo capolavoro, è un monito costante: la gioia più vera nasce dalla capacità di resistere e di essere controcorrente.


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