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Aggretsuko: la tenerissima rabbia di una generazione

Vi siete mai recati al lavoro con la morte nel cuore? Certi che dal momento in cui vi posizionerete nel luogo che necessità e società ha scelto per voi vi trasformerete nell'ombra di voi stessi?

Nel 2018 questo male di vivere ha preso forma, quella di un piccolo e tenero panda rosso antropomorfo di nome Retsuko.

Aggretsuko è un piccolo monumento alla fame di vivere odierna, una serie tv Netflix tanto scorrevole quanto agghiacciante nella sua semplice descrizione di un sistema che finisce con lo stritolare tutto e tutti, mettendoci nei panni di un dolce personaggio animato creato inizialmente per Sanrio, l'azienda che ha dato i natali alla famosissima Hello Kitty.

Il piccolo panda rosso interpreta una giovane impiegata nel reparto contabilità di un'azienda giapponese come tante, tra colleghi impiccioni e capi insopportabili.

Tra gli scenari dalle tinte pastello però scivola come un serpente un senso di alienazione e smarrimento nella tenera protagonista che realizza di essere il semplice ingranaggio di un sistema deleterio.

Il capo che la mortifica perché femmina.

I colleghi che sgomitano per un briciolo di prestigio in più o si annullano in nome di quel posto nel mondo tanto agognato.

La vita privata che pian piano svanisce come un fuoco fatuo subissata da orari massacranti e conti da pagare sempre più insistenti e salati.


La protagonista si dibatte convulsa tra sogno, razionalità e follia: si riduce a mangiare per una settimana croste di pane secco perché ha speso i suoi ultimi soldi per fare un regalo ad una coppia di novelli sposi, in un frangente arriva addirittura a pensare al matrimonio pur di "stare a casa" e non andare più al lavoro; letteralmente anni di lotte e determinazione dell'universo femminile sacrificati all'altare dalla disperazione.

Ma tra orari impossibili, ambienti tossici e idee pellegrine pure la nostra complicatissima protagonista riesce a trovare un luogo dove esorcizzare tutte le sue paure e stanchezza: un karaoke bar dove si rinchiude finito il turno di lavoro per cantare libera il death metal più brutale sinergizzandolo con le proprie sventure.


I tratti da teneri diventano spaventosi, la vocetta pulita e remissivo viene straziata dai growl e dagli scream, Retsuko tra quelle quattro mura insonorizzate ritrova se stessa e quella grande forza di cui ha bisogno per affrontare un mondo mai così cupo.


E quelle canzoni gridate al cielo diventano l'inno di una generazione pressata fino alle ossa, stufa di dover rientrare nei canoni prestabiliti, solo presentando ed accettando quella parte di sè solo all'apparenza oscura e temibile Retsuko riuscirà a districarsi da ciò che il mondo vuole farla diventare.


Con il proseguire della serie, vengono sviscerati i più spinosi dilemmi di quest'epoca nel panorama nipponico: dagli incontri combinati per mancanza di tempo per uscire alle improbabili giornate a tema aziendali, dal mobbing a quell'arma a doppio taglio che è l'assunzione di massa dei neolaureati in Giappone.


Un universo quasi fantozziano, ma se possibile dalle tinte più fosche, dove però riesce sempre a prevalere l'insita bellezza dell'animo umano, mascherata da una canzone death metal che fa puntualmente crollare ogni insicurezza.


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