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Caterina De Medici,le ombre della regina machiavellica

“Con tutto che pretendere non si possa da chi governa uno stato, quella rigorosa moralità che esigere si può da un semplice privato, credo peraltro che, come femmina, Caterina fu migliore che i tempi in cui visse; e che, come reina, per la cognizione degli affari ed il suo modo di condurli, essa preparò la grande politica del secolo XVII.” – A. Huillard-Bréholles



Personaggio alquanto difficile da inquadrare, Caterina De Medici. Niente poco di meno che bisnipote del grande Lorenzo il Magnifico, il destino la porterà a diventare una delle più intriganti e occulte regine di Francia. Donna di grande scaltrezza, fu molto abile nel destreggiarsi fra i serpenti che si annidavano in seno alla corte francese e importò numerose tradizioni italiane; ciononostante, per molti secoli la sua figura è stata ricondotta a una sorta di “leggenda nera”, in cui gli storici la dipingono come una sovrana spietata e dispotica, pronta a tutto pur di raggiungere i propri scopi: l’incarnazione femminile di quel Principe scritto da Niccolò Machiavelli, opera, tra l’altro, dedicata proprio al defunto padre di lei, il Duca di Urbino. Il fine giustifica i mezzi, come si suol dire ancora oggi.

Sicuramente Caterina era intelligente e perfettamente a suo agio con intrighi, cospirazioni e con la sua ben nota arma prediletta, il veleno: ma era davvero un mostro così sanguinario come ci riporta la storia?

Nata a Firenze nel 1519, Caterina De Medici si ritrovò orfana a pochi mesi di vita e fin da subito divenne una sorta di “ostaggio” fra l’allora re di Francia, Francesco I, fautore delle nozze dei suoi genitori per rinsaldare ulteriormente i suoi appoggi in Italia, e il suo illustre zio, Papa Leone X, il quale si oppose fermamente alla proposta del re francese di allevarla presso la sua corte e se la portò a Roma. In quanto unica erede della fortuna dei Medici, la “Duchessina” aveva un enorme valore e fu sempre tenuta sotto costante protezione; alla morte dello zio, anche il nuovo papa Clemente VII, fratello di suo nonno, si prese cura di lei, relegandola nei monasteri di clausura durante le rivolte di Firenze del 1527.

Così Caterina fu allevata dalle suore benedettine e, una volta sedati i conflitti, fece ritorno a Roma dal Papa. Ormai la fanciulla aveva tredici anni, pertanto era perfettamente pronta per essere usata come moneta di scambio per un matrimonio vantaggioso: Clemente VII vagliò diversi candidati italiani, ma quando il re di Francia propose il suo secondogenito, non poté fare altro che accettare. Caterina fu spedita a Marsiglia con una ricchissima dote, dove incontrò per la prima volta il giovane Enrico di Valois, a sua volta di quattordici anni, che non parve affatto felice del fidanzamento. Dopo la celebrazione delle nozze, Papa Clemente VII morì e il suo successore Paolo III decise di rompere l’alleanza con la Francia, rendendo quindi poco vantaggiose le nozze appena effettuate; ciò accentuò l’ostilità del popolo francese nei confronti di Caterina, che veniva considerata solo una sempliciotta italiana e non adatta ad essere moglie di un reale Valois di Francia.

“È piccola di statura e magra, non ha lineamenti fini e ha gli occhi sporgenti come tutti i Medici.” Così veniva vista Caterina: straniera, goffa e impacciata, senza contare che, sebbene tentasse di nasconderlo con tutte le sue forze, soffriva molto per la totale indifferenza che le riservava il marito, il quale aveva già da tempo una relazione con Diane De Poiteirs, di ben diciotto anni più vecchia di lui ma estremamente sensuale ed elegante.

Nonostante la bellezza della rivale, Caterina, molto più furba, sapeva di poter contare su altre qualità: in breve tempo si fece amiche le altre donne della casa reale, che arrivarono ad apprezzarla per il suo acume e la sua cultura. Presso la corte dei Valois continuò a studiare, arricchendo la sua biblioteca personale con testi di storia, filosofia, matematica, alchimia e scienze, oltre che di politica e medicina. Imparò moltissimo osservando il modo di regnare di Francesco I, per il quale nutriva una vera e propria ammirazione: fu proprio per seguire Sua Maestà durante le sue battute di caccia che introdusse fra le aristocratiche l’uso della biancheria intima, visto che per tutto il Medioevo ciò era stato appannaggio solo degli uomini e delle donne poco oneste; la sponsorizzò tra le dame di corte e le convinse ad indossarla per non correre il rischio di mostrare le parti intime quando cavalcavano all’amazzone.

Donna geniale, pratica e molto “moderna” per la sua epoca, Caterina si fece notare per il suo sperimentare e stravolgere le regole. Era giunta a corte attorniata dal suo seguito di cuochi fiorentini e fu la prima a introdurre i francesi all’arte della “buona tavola”. Insegnò loro l’uso della forchetta e del tovagliolo, profumò le tovaglie damascate con trifoglio e meliloto, insistette per cambiare i piatti tra una portata e l’altra e suddivise il servizio dolce dal servizio salato, rendendo pian piano tali manie una nuova quotidianità.

In tal modo, Caterina De Medici educò la corte allo stile, all’estro e al gusto italiano, da cui trae origine l’odierna raffinatezza francese. Oltre alla cucina, si fece spazio anche nella moda e nella cura dell’igiene personale, progettando il primo corsetto per appiattire il ventre, le scarpine dal tacco alto per ovviare alla bassa statura e l’uso del profumo personale, grazie alla presenza a corte del suo profumiere italiano Renato Bianco.

Nel 1536 il Delfino di Francia morì improvvisamente, rendendo Caterina ed Enrico i prossimi in linea di successione. Di nuovo le malvagità contro l’italiana ripresero a circolare, dato che si sospettava che fosse stata proprio lei ad uccidere l’erede al trono con un veleno di sua invenzione per prendere il potere e farsi finalmente apprezzare dal marito fedifrago. L’avvelenamento era considerata una prassi omicida molto in voga nell’Italia rinascimentale, tanto che, sin dai primi anni del suo arrivo a corte, girava già la voce che Caterina usasse riporre nei suoi armadi, opportunamente celati, i veleni che usava per liberarsi dei suoi nemici, il che ha contribuito ad alimentare la sua fama di regina maledetta.

Con la sua nuova carica di Delfina, si rese ancora più evidente il fatto che non aveva ancora avuto un figlio; per favorire il concepimento, Caterina ricorse a ogni genere di espediente possibile, ma senza risultati, tanto che si offrì di tornare in convento per dare la possibilità ad Enrico di contrarre un matrimonio più vantaggioso. Tuttavia, re Francesco I si oppose con forza a questa decisione e persino la stessa Diane le diede il suo sostegno, poiché temeva che l’arrivo di una nuova moglie avrebbe potuto sottrarle le attenzioni di Enrico. Del resto, lei, tanto bella e desiderabile, non aveva nulla da temere da quell’italiana goffa, così incoraggiò l’amante a darsi da fare. Finalmente il tanto sospirato erede arrivò, seguito da altri nove fratelli, tutti di salute molto cagionevole.

Nel 1547 re Francesco I morì, pertanto Caterina ed Enrico diventarono i nuovi sovrani di Francia. Anche Diane ricevette titoli e terre e Caterina dovette subirla persino nell’educazione dei figli. Nel corso della storia gli scrittori hanno avuto la tendenza a esagerare il suo odio nei confronti di Diane; certamente è vero che Caterina non provava alcuna simpatia per lei, ma da qui ad immaginarla spietata ed estremamente vendicativa nei suoi confronti…forse.

Come regina consorte, Caterina non aveva alcun potere politico e rimase alquanto in ombra durante il regno del marito. Ma, nel 1559, Enrico II, dopo essere rimasto gravemente ferito durante un torneo, morì nel giro di qualche giorno. Da quel momento, Caterina si vestirà sempre e solo di nero, andando contro la tradizione perché fino a quel momento era stato il bianco il colore del lutto delle regine di Francia. Da qui il suo soprannome di “Regina Nera.”

Con la morte di Enrico, Caterina fu finalmente libera di mettere in mostra le sue abilità nel campo della politica e della diplomazia. Fervida seguace del suo conterraneo Machiavelli, governò la Francia dietro il nome dei suoi tre figli maschi per circa trent’anni dopo la morte del marito, proprio durante quel delirante periodo delle guerre di religione fra cattolici e protestanti e le continue rivalità con la Spagna di Filippo II e l’Inghilterra di Elisabetta I. Non è un segreto che abbia usato qualsiasi mezzo, lecito e non, pur di proteggere la corona e la sua progenie.


“Né la malattia, né la fatica, né l’età, estinguere poterono in essa l’ardente e costante zelo che mostrò sempre per quello che veniva da lei considerato come la salute della monarchia. In qualunque stagione, a qualunque ora, a cavallo, in lettiga, in mezzo alle ambizioni del più alto egoismo e le più intrattabili, si vidde Caterina negoziare, conciliare, pacificare, senza spaventarsi delle archibugiate, senza ributtarsi degli sdegni.”


Durante il periodo di reggenza, spese ingenti somme per eventi come ricevimenti e balli in maschera, inoltre promosse la costruzione di grandi palazzi come quello delle Tuileries e l’Hotel de la Reine, fece realizzare molti giardini all’italiana e abbellire la sua residenza da grandi affreschi. Nonostante ciò, i francesi non l’amavano. La sua passione per l’occulto alimentò ulteriormente le malignità sul suo conto; infatti, si racconta che il Castello di Chaumont sia stato davvero teatro di un evento che avrebbe predetto per sempre la fine della dinastia dei Valois. Caterina De Medici amava circondarsi di maghi e astrologi, fra i quali Cosimo Ruggieri e Nostradamus. Si narra che Ruggieri predisse la fine della stirpe Valois attraverso una singolare profezia: in uno specchio vide apparire i volti dei tre figli maschi della regina, che avrebbero poi regnato a loro volta. Ogni volto avrebbe girato su stesso tante volte quanti sarebbero stati gli anni del regno di ognuno. Il maggiore, Francesco II, girò una sola volta e scomparve; un anno più tardi, infatti, si ammalò e morì. Il secondo, Carlo IX, girò ben tredici volte e regnò realmente per tredici anni. Per ultimo, Enrico III girò quindici volte, corrispondenti proprio ai quindici anni di regno prima dell’arrivo di Enrico di Borbone, successivamente Enrico IV di Francia. Non ci è dato sapere se si tratti di realtà o fantasia: quel che è certo è che sicuramente l’astrologo era un ospite fisso del castello, perché il suo nome si trovava sulla porta di una delle camere. Quanto poi ai suoi rapporti e intrighi con Caterina, ciò rimarrà per sempre sepolto nelle polveri di Chaumont.

Oggi la figura di Caterina De Medici è stata un poco riabilitata dagli storici, tuttavia l’opinione popolare negativa continua a persistere, sebbene sia innegabile che il suo modo di regnare abbia posto le basi per la nascita della Francia del Grand Siècle. Che Caterina abbia sottomesso qualche legge morale in favore delle ragioni di Stato potrebbe essere vero: il suo coinvolgimento nella strage ugonotta della notte di San Bartolomeo resta tutt’ora in dubbio. Addirittura, alcuni la immaginano intenta ad esaminare con sdegno il mucchio di cadaveri dei protestanti massacrati nel cortile del Louvre, altri ancora, invece, sostengono la sua innocenza, visto che aveva tentato di farsi promotrice di una riconciliazione tramite la pace di Amboise.

I dubbi sul suo personaggio non sono mai stati del tutto svelati, ma forse è meglio così: la storia di Caterina De Medici continuerà ad affascinarci ancora a lungo con il suo esoterismo e trame machiavelliche. Il mistero si infittisce…


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