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Elio e le Storie Tese a Roma: la nostra recensione del concerto

Ci sono concerti che decidi di vedere all'ultimo momento e altri che aspetti per anni. Quello di Elio e le Storie Tese, andato in scena il 31 luglio 2026 all'Auditorium Parco della Musica di Roma, apparteneva senza dubbio alla seconda categoria.

Radio Nowhere blog: musica

Sono partito da casa con più di qualche incertezza. Da alcuni giorni convivevo con delle tutt'altro che piacevoli coliche renali e, fino all'ultimo, mi sono chiesto se fosse davvero il caso di affrontare la serata. Ma ci sono occasioni che non puoi continuare a rimandare. Per anni mi ero ripromesso di assistere a un loro concerto, salvo poi rinunciare ogni volta, complice il poco tempo a disposizione o la necessità di fare i conti con il portafoglio. Questa volta, però, era diverso. Stavolta non me li sarei persi per niente al mondo.

Una volta arrivato all'Auditorium, ogni dubbio è stato spazzato via dall'energia dei Kutso, chiamati ad aprire la serata. La band romana, nata nel 2006 e guidata dal vulcanico Matteo Gabbianelli, ha confermato tutto il proprio carattere con un'esibizione travolgente, fatta di rock, ironia e tanta personalità. Molti li ricordano per il secondo posto tra le Nuove Proposte del Festival di Sanremo 2015 con Elisa, brano che ha chiuso degnamente un set capace di scaldare il pubblico e prepararlo nel migliore dei modi all'arrivo dei protagonisti della serata.

Poi, finalmente, salgono sul palco loro. E lo spettacolo comincia ancor prima che parta la prima nota.

L'intera band si presenta vestita con camici bianchi e cappelli da chef. Del resto il tour si intitola "À la carte" e l'idea è tanto semplice quanto geniale: verti brani scelti direttamente dal pubblico, proprio come clienti che ordinano da un raffinato menù di un ristorante stellato. Viene anche segnalata l'assenza dello storico batterista Christian Meyer, sostituito con grande professionalità da due musicisti, Paolo Rubboli e Riccardo Marchese, che raccolgono una responsabilità importante senza far rimpiangere il titolare. Dopo qualche battuta sul fatto che oggi i talent culinari sembrino riscuotere più successo di quelli musicali, il "menù" viene presentato portata dopo portata.

Ed è un banchetto capace di soddisfare qualsiasi palato.

Ogni canzone conferma quella formula irripetibile che da oltre trent'anni rende Elio e le Storie Tese un caso unico nel panorama musicale italiano: ironia intelligente, musicisti dal talento fuori scala e una sregolatezza artistica sempre perfettamente controllata. Si passa dagli immancabili classici come Servi della gleba e Il vitello dai piedi di balsa fino a brani più recenti come La canzone mononota, presentata al Festival di Sanremo e capace di conquistare il secondo posto grazie alla sua apparente semplicità che nasconde, in realtà, una costruzione musicale raffinatissima.

Naturalmente non possono mancare le incursioni dell'imprevedibile Mangoni, autentico elemento di disturbo organizzato della band, capace ancora una volta di sorprendere tutti. Tra i momenti più esilaranti della serata c'è anche il suo improbabile quanto irresistibile virtuosismo vocale sulle note di Yesterday, una delle tante dimostrazioni di come, con loro, il confine tra genialità e follia sia sempre piacevolmente sfumato.

 

L'Auditorium non fa registrare il tutto esaurito, ma è comunque gremito da un pubblico caloroso. Tutti rigorosamente seduti ai propri posti: d'altronde, se ci si trova in un ristorante stellato, l'etichetta vorrebbe proprio questo. Eppure rimanere incollati alla poltrona diventa presto impossibile. La voglia di partecipare cresce canzone dopo canzone fino a esplodere nel finale, quando il pubblico rompe ogni indugio e si riversa sotto il palco per cantare e ballare Tapparelle al grido di Forza Panino, l'immancabile gran finale che Elio definisce scherzosamente "il limoncello" del concerto: quel digestivo conclusivo che lascia tutti satolli e con il sorriso.

Uscendo dall'Auditorium, una convinzione si fa strada con estrema chiarezza. Elio e le Storie Tese continuano a offrire uno dei migliori spettacoli dal vivo che si possano vedere in Italia. Non è soltanto una questione di tecnica, pur straordinaria: basta assistere all'incredibile assolo di Cesareo durante Uomini col borsello o lasciarsi incantare dalla potenza e dall'eleganza delle armonie vocali di Paola Folli per rendersene conto.

La loro grandezza sta soprattutto nel modo in cui occupano il palco, nella capacità di trasformare ogni concerto in uno spettacolo totale dove musica, teatro, comicità e improvvisazione convivono in perfetto equilibrio. E, in un'epoca in cui molte nuove generazioni di artisti si autodefiniscono trasgressive, Elio e le Storie Tese continuano a impartire una lezione preziosa su cosa significhi davvero essere liberi, imprevedibili e anticonformisti, senza mai risultare gratuitamente volgari o inopportuni.

Forse è proprio questo il loro segreto. Da oltre trent'anni riescono a far ridere, stupire e, soprattutto, a suonare con una qualità che pochi possono vantare. E dopo averli finalmente visti dal vivo, posso dirlo senza esitazioni: l'attesa è stata lunga, ma ne è valsa ogni singolo minuto.

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