Il Maga non assimilerà Star Trek
- Raffo Ferraro
- 21 ore fa
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È notizia recente che l’ultima (in ordine cronologico) serie di Star Trek, Starfleet Academy, non proseguirà oltre la seconda stagione, già girata ma ancora inedita. Esulta il mondo MAGA che l’aveva criticata aspramente al momento dell’uscita definendola woke.

Ma Star Trek è semplicemente Star Trek da 60 anni: una serie fantascientifica in cui l’umanità ha migliorato sé stessa debellando i conflitti e devolvendo poteri alla Federazione dei Pianeti. L’obiettivo principale è l’esplorazione e il contatto pacifico con nuove forme di vita. Chiaro che ai sostenitori di un Presidente USA che sconfessa il diritto internazionale e il multilateralismo, che promuove rigurgiti nazionalisti e isolazionisti e che trova un grande seguito tra suprematisti della razza bianca, misogini e omofobi questo possa dar fastidio. Star Trek è sempre stato intriso di sociologia e ottimismo (o avanguardia) e le altre specie spesso rappresentano aspetti dell’umanità: i Klingon il lato guerrafondaio, i Ferengi l’avidità e così via. Nell’episodio pilota della serie classica di 60 anni fa, il capitano non era Kirk e la Numero Uno era una donna; nel cast definitivo l’ufficiale alle comunicazioni era Uhura, donna e afroamericana il cui personaggio pare piacesse molto a Malcom X. Quando poi la serie è diventata un franchising con un nuovo equipaggio e una nuova collocazione temporale in The Next Generation, il filo conduttore non è cambiato. L’ordine generale uno, poi diventato nell’adattamento italiano prima direttiva, impedisce di interferire nella vita di specie non ancora in grado di viaggiare nello spazio, vale a dire di fare i forti con i deboli se questo vi suscita qualche parallelo con la geopolitica odierna. The Next Generation è proseguita per sette stagioni (senza contare i film) forte di un capitano carismatico, Picard, e di un equipaggio azzeccato e ben variegato con l’androide Data a rappresentare la parte più logica che nella serie originale era incarnata dal vulcaniano Spock. In seguito altre due serie hanno preso il via: Deep Space Nine che spostava l’ambientazione in una stazione rimuovendo il paradigma dell’astronave e la sublime Voyager che invece trattava di una nave e un equipaggio che si venivano a trovare a 70 anni di distanza dalla Terra dando la possibilità di introdurre nuove specie nella narrazione. In quest’ultima si distingueva in particolare la figura del medico olografico di emergenza o più semplicemente il Dottore, una sorta di IA ante litteram. Impossibile non citare anche Sette di Nove, la Borg che tenta di riguadagnare la propria umanità persa durante l’assimilazione alla collettività avvenuta quando era solo una bambina; sebbene il suo personaggio sia stato introdotto dopo diverse stagioni, è diventata quasi il simbolo della serie. Voyager che è tra l’altro stata recentemente ripresa da un videogame (Star Trek Voyager: Across the Unknown) che ci mette nei panni del capitano Janeway e che riesce a ricreare alla perfezioni i dilemmi morali tipici si Star Trek e di questa serie in particolare tra esplorazione, fretta di tornare a casa, tentazioni di prendere delle scorciatoie e fedeltà al codice della Flotta Stellare.
Dopo questo trittico sono seguiti alcuni anni di silenzio e Star Trek sembrava quasi storia passata fino all’arrivo della serie Picard che riprendeva il capitano di The Next Generation e lo poneva di fronte a nuove sfide e Discovery, a mio avviso piuttosto deludente per aver puntato molto sull’azione e sugli effetti speciali a discapito della componente sociologica; anche la troppa insistenza sulla figura della protagonista ha finito per non sviluppare a dovere gli altri personaggi che sarebbero stati invece estremamente interessanti. È stata quindi la volta di Strange New Worlds, riuscitissimo prequel della serie originale in cui l’Enterprise è comandata da Pike e che riprende la struttura a episodi per lo più indipendenti; sono andate in onda tre delle cinque stagioni previste e le altre sono già state girate. Arriviamo quindi a Strafleet Academy che sposta l’orizzonte in un futuro lontano in cui la Federazione prova a ricostruirsi e a ritrovare i propri ideali dopo anni bui. Questa serie vede come protagonisti i giovani cadetti dell’accademia provando ad attrarre un pubblico più giovane con buoni risultati. Solo che la Federazione che ammette i propri errori e cerca di provi rimedio, in particolare cospargendosi il capo di cenere al cospetto di ex alleati con i quali non aveva tenuto un comportamento esemplare, assomiglia tanto a ciò che dovranno fare gli USA post Trump. Il nuovo amministratore delegato di Paramount, David Ellison, pare invece aver tracciato una linea politica precisa di vicinanza all’attuale amministrazione USA cancellando film e serie non graditi e concentrando le nuove produzioni su contenuti più allineati al movimento MAGA. E così dopo il film più brutto della storia del franchising, Sezione 31, che era di pura azione e anche fatta male, per la prima volta dopo diversi anni, nessun nuovo contenuto di Star Trek (esclusiva Paramount) è in produzione in quanto troppo inclusivo. La mia previsione è che il movimento MAGA non riuscirà ad assimilare Star Trek o a ridurlo al silenzio nel medio periodo.
Lunga vita e prosperità.


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