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Il prossimo disco dei Clash e la rinascita impossibile della sinistra

La prima volta (2015) è il disco d’esordio da solista di Filippo Andreani, ex membro dei comaschi Atarassia Grop, un album che lo porta ad allontanarsi dalle logiche prettamente ska e punk del suo vecchio gruppo e ad avvicinarsi al combat folk all’italiana.

A metà del disco si trova una traccia in cui vengono esplicati in successione la delusione, la speranza di rinascita e l’utopia di avere una sinistra più combattiva e meno divisa. Una sinistra sconfitta e lacerata dalle suddivisioni interne, che le hanno fatto perdere la forza nei propri ideali e l’hanno resa vulnerabile all’avanzata delle destre. Il brano in questione è Il prossimo disco dei Clash, una canzone che identifica il valore di Joe Strummer e soci non solo in quanto artisti di protesta, ma in quanto la loro poetica sia diventata una scuola di pensiero e di politica per i giovani cresciuti col “punk contaminato” dei Clash.

Il testo si munisce più volte sia di sarcasmo che di amarezza, nella prima e nella terza strofa sono i sindacati e il segretario del Partito Democratico ad essere oggetto di scherno della canzone. Essi sono indicati come il simbolo di decadenza valoriale della sinistra, i primi sono quasi completamente al servizio dei padroni e il secondo a parole promette rivoluzioni, ma effettivamente non combina nulla. Nella seconda e quarta strofa il testo diviene amaro, il letto preso a rate e ancora non totalmente pagato simboleggia la precarietà dei giovani e quanto di essa alla classe dirigente non importi, quando mai ci si potrà fare l’amore con le scarpe e poi colazione sopra la domenica? La quarta strofa è anche accusativa, perché dopo che un’intera classe politica si è persa nel navigare nelle metafore e nei castelli costruiti sulle generazioni più giovani, c’è la speranza di trovare una voce nuova che avrà qualcosa da dire?

La canzone è però lapidaria, a quanto pare non c’è nessuno che avrà ancora qualcosa da dire. E così, facendo una citazione a Claudio Lolli, saranno le strade, e di conseguenza i sogni in movimento su di esse, ad essere le prime disoccupate. Il silenzio circonda i sogni come quando la neve prende possesso dei marciapiedi e li rende muti, abbandonati e destinati al gelo dell’immobilismo dei tempi odierni.

Sarà l’ultima strofa a lanciare una speranza quasi utopica, che ripete ed urla un grido molto sentito “Non ci resta che aspettare il prossimo disco dei Clash”. Una frase che raffigura gli animi di chi ancora non si arrende alla sconfitta e alla perdita dei valori della sinistra, e che vede in un ipotetico album della band londinese la salvezza di un intero pensiero politico e sociale.

Ormai sono passati vent’anni da quando Joe Strummer scomparve all’improvviso poco prima di Natale, il 22 dicembre, ma ancora oggi la sua figura rimane una forte ispirazione per chi crede in una sinistra più idealista e libertaria, meno fumosa di parole e più attenta a ciò che succede oltre al proprio orticello.

Il ricordo di Joe, e della sua poetica, è più vivo che mai ed è dolceamaro pensare che i suoi ideali siano ancora dentro a molte persone, che non abbiano smesso di cessare con la fine della sua esistenza terrena, rendendolo in qualche modo ancora tra di noi e vicino a chi con passione vive le ideologie di un futuro non ancora scritto e che necessita, più che mai, della presenza di grandi uomini in grado di essere poi grandi politici.

“Without the people you’re nothing”, questo molti intellettuali e politici dovrebbero ricordarselo, nel momento in cui non mantengono le promesse fatte e quando decidono di tradire i propri ideali per un po’ di potere in più, come spesso ricordava il buon Joe.


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