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Iron Maiden - Burning Ambition: la nostra recensione

La storia della musica rock (e non solo) è costellata di rivalità tra sottogeneri o band contemporanee che hanno polarizzato i fan; talvolta dette rivalità sono semplicemente frutto del bisogno degli ascoltatori di portare i propri beniamini o il proprio genere prediletto in palmo di mano e magari gli artisti sono amici tra loro, ma senza ombra di dubbio hanno fatto il gioco di musicisti ed etichette discografiche perché la polarizzazione genera interesse (basti guardare le dinamiche dei social network odierni). Se c'è un genere che forse più di altri è riuscito a creare un senso di appartenenza e fratellanza tra i propri adepti è il metal e, all'interno dello stesso, l'essere fans degli Iron Maiden. Una componente che ha giocato sicuramente un ruolo fondamentale è la mascotte Eddie che campeggia in tutte le copertine degli album e nel merchandising rendendo i Maiden immediatamente riconoscibili.

La locandina del documentario Iron Maiden - Burning Ambition

E proprio la voce dei fans -siano essi famosi o perfetti sconosciuti- e la mascotte sono due dei punti centrali di Iron Maiden - Burning Ambition nelle nostre sale cinematografiche in questi giorni, contribuendo a differenziarlo dal tipico documentario musicale coi propri stilemi triti e ritriti.

Da un punto di vista narrativo la pellicola racconta la storia della band in ordine cronologico senza avvalersi di un narratore esterno, bensì mediante le voci di componenti, ex membri, manager, altri musicisti e, per l'appunto, fans da ogni parte del mondo. L'impressione è che lo svilupparsi della narrazione sia equilibrato nel ripercorrere le varie fasi dalla fine degli anni '70 a oggi e che, al contempo, sia anche piuttosto onesto nel non omettere i problemi personali tra i componenti, il tumore alla gola di Dickinson e l'ictus che ha di recente costretto il batterista Nicko a ritirarsi dall'attività live e nel descrivere la grande crisi degli anni '90 in cui i Maiden si trovarono a suonare dal vivo anche di fronte a sole cinquecento persone. Tale flessione di popolarità viene ascritta più all'ascesa del grunge che al cambio di frontman con Blaze Bayley che aveva rimpiazzato Bruce Dickinson, il quale aveva optato per tentare la carriera solista. Viene raccontato che all'epoca fu proposta una collaborazione ai Nirvana freschi di successo mondiale i quali rifiutarono definendo gli Iron Maiden troppo vecchi. Inutile dire che col ritorno di Dickinson (assieme allo storico chitarrista Adrian Smith) e l'affievolirsi dell'entusiasmo per la scena di Seattle, i Maiden tornarono a riempire le arene mondiali e il grunge, come dice Gene Simmons dei Kiss nel documentario: "Ciao, ciao".

Tra le voci che narrano la storia della band, come anticipato, un ruolo fondamentale è giocato dai fans che danno la propria lettura delle varie fasi degli Iron Maiden. In particolare viene riservato ampio spazio al concerto che si svolse in Polonia nel 1984 oltre la cortina con tanto di descrizione dell'incredibile dispiegamento di forze armate e di controlli fino a un fatto più folcloristico in cui i componenti della band si ritrovarono in una sala in cui veniva celebrato un matrimonio e finirono per suonare Smoke on the Water assieme alla band assunta per intrattenere i trecento invitati. A partire da questo aneddoto un fan polacco racconta l'importanza che quella musica ha avuto nella propria vita per sopportare il totalitarismo in cui viveva e poi tocca a un kosovaro vittima dei conflitti dell'ex Jugoslavia, a una libanese, a un testimone dell'11 settembre e così via. Questo per l'appunto è un approccio che distingue il documentario che sceglie di concentrarsi sulle emozioni che la musica genera piuttosto che su aspetti più tecnici legati al songwriting o ai virtuosismi strumentali.

L'altro protagonista, oltre ai fans, è Eddie. Viene svelato che la scelta di individuare una mascotte fu dovuta al fatto che i ragazzi fossero piuttosto timidi agli inizi. L'aver azzeccato un personaggio così riconoscibile e l'averlo saputo adattare a ogni tempo e contesto è stata senza dubbio una scelta vincente ed estremamente caratterizzante. Nella pellicola gli Iron Maiden parlano ma non sono mai inquadrati: le immagini spaziano da live a foto fino ad animazioni realizzate di Eddie che accompagnano la narrazione in modo piuttosto riuscito togliendo la staticità del parlato ma al contempo senza distrarre troppo dai contenuti.

In vista del concerto previsto per il 17 giugno allo stadio San Siro direi che Iron Maiden - Burning Ambition costituisce un ottimo e succulento antipasto.

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