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Hopper e la solitudine delle sue opere raccontate da Gianni Togni

Descrivere la poetica dei quadri di Edward Hopper è tutt'altro che semplice, dietro alla solitudine dei suoi personaggi ci sono colori ed ambientazioni che la riempiono di significato. Un significato premonitore e che ha anticipato i tempi attuali, come canta Gianni Togni nell’omonima canzone dedicata al pittore nell’album Edizione Straordinaria, pubblicato nel 2024.

Radio Nowhere Blog: musica

Il brano inizia con l’opera più celebre del pittore americano, Nighthawks, dove il testo si chiede quali pensieri si celino dietro gli sguardi fissi e indecifrabili dei tre nottambuli rappresentati. Poi appare New York Movie, con la ragazza da sola al cinema, che in piedi lungo i corridoi ignora totalmente il film e guarda fissa nel vuoto, come a cercare un qualcosa che manca o la propria anima persa nel nulla. 


Nel pre-ritornello c’è un elemento tipico dell’opera hopperiana, le terrazze che si affacciano sul mare e in cui emerge una forte sensazione di vuoto, perché spesso ad essere vuote o sono le terrazze, o i personaggi che fissano il mare o il mare stesso. Nel ritornello Togni quasi grida liberatoriamente la sensazione di solitudine e di vuoto data dai quadri di Hopper, riflettendo su quanto sia presente nella nostra quotidianità e sia alimentata dai social, che restituiscono un’apparenza di allegria che non c’è e che appiattiscono i rapporti allo scambio reciproco di like ai post. 


Nel terzo verso vengono riprese due opere, Hotel Room e Automat, in cui ad essere protagoniste sono due donne, sospese nei propri pensieri e desolate, ricurve su di sé e rassegnate alla solitudine esistenziale in cui sono immerse. Nel pre-ritornello viene raccontato Railroad Sunset, un tramonto sulla ferrovia spietato nella sua solennità e nell’affermare che un segnale d’umanità non è per niente presente, nonostante l’orizzonte venga incendiato e reso vivo dai colori. Il ritornello che giunge è più corto e narra del grande inganno che viviamo oggi, in cui noi cerchiamo l’umanità dove non c’è.


Dopo un assolo strumentale, la canzone si chiude con la ripresa del primo ritornello e la canzone si spegne sfumando, lasciando una forte sensazione di vuoto, proprio come le opere raccontate dalla voce di Togni. Una voce che riflette sulla contrapposizione tra le opere di Hopper e il loro essere profetiche sui tempi odierni, segnati da una grande solitudine e isolamento, che sono figli dell’individualismo di quest’epoca e dell’eccesso di uso dei social, che rendono le persone schiave delle loro dinamiche e le portano a ignorare la realtà. 


Una realtà che, come emerge nel brano, è costellata di dolore e di assenza d’umanità, ormai persa dietro tempi sempre più frenetici e che isolano le persone più sensibili, lasciandole da sole e sospese nel tempo, come accadeva nelle opere profetiche e reali dipinte da Edward Hopper.   


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