Hopper e la solitudine delle sue opere raccontate da Gianni Togni
- Davide Bonamici

- 15 mag
- Tempo di lettura: 2 min
Descrivere la poetica dei quadri di Edward Hopper è tutt'altro che semplice, dietro alla solitudine dei suoi personaggi ci sono colori ed ambientazioni che la riempiono di significato. Un significato premonitore e che ha anticipato i tempi attuali, come canta Gianni Togni nell’omonima canzone dedicata al pittore nell’album Edizione Straordinaria, pubblicato nel 2024.

Il brano inizia con l’opera più celebre del pittore americano, Nighthawks, dove il testo si chiede quali pensieri si celino dietro gli sguardi fissi e indecifrabili dei tre nottambuli rappresentati. Poi appare New York Movie, con la ragazza da sola al cinema, che in piedi lungo i corridoi ignora totalmente il film e guarda fissa nel vuoto, come a cercare un qualcosa che manca o la propria anima persa nel nulla.
Nel pre-ritornello c’è un elemento tipico dell’opera hopperiana, le terrazze che si affacciano sul mare e in cui emerge una forte sensazione di vuoto, perché spesso ad essere vuote o sono le terrazze, o i personaggi che fissano il mare o il mare stesso. Nel ritornello Togni quasi grida liberatoriamente la sensazione di solitudine e di vuoto data dai quadri di Hopper, riflettendo su quanto sia presente nella nostra quotidianità e sia alimentata dai social, che restituiscono un’apparenza di allegria che non c’è e che appiattiscono i rapporti allo scambio reciproco di like ai post.
Nel terzo verso vengono riprese due opere, Hotel Room e Automat, in cui ad essere protagoniste sono due donne, sospese nei propri pensieri e desolate, ricurve su di sé e rassegnate alla solitudine esistenziale in cui sono immerse. Nel pre-ritornello viene raccontato Railroad Sunset, un tramonto sulla ferrovia spietato nella sua solennità e nell’affermare che un segnale d’umanità non è per niente presente, nonostante l’orizzonte venga incendiato e reso vivo dai colori. Il ritornello che giunge è più corto e narra del grande inganno che viviamo oggi, in cui noi cerchiamo l’umanità dove non c’è.
Dopo un assolo strumentale, la canzone si chiude con la ripresa del primo ritornello e la canzone si spegne sfumando, lasciando una forte sensazione di vuoto, proprio come le opere raccontate dalla voce di Togni. Una voce che riflette sulla contrapposizione tra le opere di Hopper e il loro essere profetiche sui tempi odierni, segnati da una grande solitudine e isolamento, che sono figli dell’individualismo di quest’epoca e dell’eccesso di uso dei social, che rendono le persone schiave delle loro dinamiche e le portano a ignorare la realtà.
Una realtà che, come emerge nel brano, è costellata di dolore e di assenza d’umanità, ormai persa dietro tempi sempre più frenetici e che isolano le persone più sensibili, lasciandole da sole e sospese nel tempo, come accadeva nelle opere profetiche e reali dipinte da Edward Hopper.


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