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L’ANNO DEL PENSIERO MAGICO: IL LUTTO RACCONTATO SENZA PAURA

“La vita cambia in fretta. La vita cambia in un istante. Una sera ti metti a tavola e la vita che conoscevi è finita.”

Queste le prime parole che incontrano lo sguardo del lettore quando apre per la prima volta questo romanzo di Joan Didion. “L’anno del pensiero magico” è un libro che non ha paura di mostrare un’anima complessa, un intreccio di fragilità, amore e dolore.


Chi è Joan Didion? La Didion nasce in California nel 1934, figlia di Frank Reese Didion e Eduene Jerrett. Nata e cresciuta a Sacramento. Ha iniziato ad esprimersi attraverso la scrittura all’età di cinque anni. Non si è considerata una scrittrice fino al momento in cui iniziò a essere pubblicata. Si è sempre definita la “bambina timida amante della lettura”.

Durante la sua infanzia si trasferì molte volte a causa del lavoro del padre Frank, faceva parte dell’US Army Air Corps durante la Seconda Guerra Mondiale. Non frequentò regolarmente la scuola, ma all’età di nove anni si trasferì definitivamente a Sacramento.

Frequentò l’Università della California e si laureò nel 1956. Vinse il primo premio ad un concorso di saggi, un saggio le donò la possibilità di lavorare nella rivista sponsor dell’evento: Vogue. Iniziò, così, la sua carriera all’interno della rivista di fama mondiale, e nell’arco di due anni venne promossa da copywriter a redattrice associata. Nel 1963 fu pubblicato Run, River il suo primo romanzo.



Fu nel periodo in cui lavorava in Vogue che incontrò suo marito John Gregory Dunne, giornalista della rivista Times. I due giornalisti si sposarono nel 1964 e andarono a vivere in California, lasciando il proprio lavoro. Nel 1979 pubblicò la sua opera più apprezzata The White Album. Collaborò con riviste come Life, The New York Times, Esquire e nel 1984 mentre si trovava in viaggio nella città di El Salvador scrisse il libro Democrazia: un saggio in cui viene affrontato il tema della perdita di valori tradizionali nella società.

La presenza del marito costituirà, per Joan, una costante fondamentale. Le loro vite furono un vero e proprio intreccio lavorativo e sentimentale.

Il 30 dicembre 2003 sua marito morì di infarto, nello stesso periodo la loro figlia Quintana si trovava ricoverata a causa di una grave malattia. Questo fu l’inizio della stesura de L’anno del pensiero magico. Sua figlia morì il 26 agosto 2005 all’età di 39 anni.

All’età di 70 anni le fu diagnosticata la sclerosi multipla. Joan Didion è morta per complicazioni del Parkinson, nella sua casa di Manhattan il 23 dicembre 2021 all’età di 87 anni.

L’anno del pensiero magico è stato pubblicato il 2 settembre 2021, redatto in Italia da Il Saggiatore.

È un’opera che racconta attraverso le sue 240 pagine un argomento ostico come il lutto, senza vittimizzarsi o romanticizzare il vuoto che squarcia l’anima dopo una perdita così importante.

È una lettura sicuramente non semplice, un’opera in grado di mescolare un racconto di amore, dolore, follia, ma senza mai perdere una forte lucidità che caratterizza la scrittura dell’autrice.

Nasce pochi mesi dopo l’improvvisa scomparsa di suo marito John ed è un fortissimo flusso di coscienza durante il quale l’autrice si interroga sul come affrontare al meglio il vuoto che sente incolmabile nel suo petto.



La vita che conoscevi scompare all’improvviso, senza avvisare, l’uomo con cui hai passato la maggior parte della tua vita improvvisamente non c’è più. Il suo odore inizia a svanire, la sua voce a perdersi nei ricordi e resta per sempre un silenzio assordante.

Ridurre L’anno del pensiero magico ad un’opera sul lutto risulterebbe riduttivo. È un’analisi di tutto ciò che comporta un lutto.

È un memoir che nasce dall’intreccio perfetto di vita e arte, giornalismo e lettura, elementi caratterizzanti della scrittura della Didion. Non c’è un confine netto con il lettore, quel dolore è perfettamente compatibile con una ferita che ognuno può trovare dentro di sé.

Le pagine scorrono velocemente e il lettore si ritrova a scavare nella vita di Didion, nella sua sofferenza, nella sua perdita, ma nel farlo va ad accarezzare ogni ferita racchiusa dentro di sé.


"Questo è il mio tentativo di raccapezzarmi nel periodo che seguì, settimane e poi mesi che cambiarono ogni idea preconcetta che io avessi mai avuto sulla morte, sulla malattia, sul calcolo delle probabilità, sulla fortuna e sulla sfortuna, sul matrimonio e sui figli e sulla memoria, sul dolore, sui modi in cui la gente affronta o non affronta il fatto che la vita finisce, sulla fragilità dell’equilibrio mentale, sulla vita stessa."

Uso le parole della stessa autrice per comprendere meglio lo scopo di questo libro, Joan Didion cerca dentro sé stessa il modo migliore per elaborare il proprio lutto, raccontando la sua esperienza con estrema sincerità. È un’opera priva di qualsiasi tipo di ipocrisia o stereotipi.

Joan e John hanno vissuto quarant’anni mano nella mano, plasmando la propria vita per due. Condividendo gioie, lavoro, dolori, ed improvvisamente quella mano Joan non può più stringerla. A quel vuoto risponde con la sola lingua che conosce: quella della scrittura. Cerca la verità nei libri degli altri, nelle parole di chi ha già vissuto quell’oscura avventura, le sviscera fino ad avere tutti gli elementi per ricostruire a modo suo ogni singolo istante della sua vita con John, per provare a tenerlo in vita.

È il suo “pensiero magico”, un pensiero irrazionale e illusorio che ha solleticato la mente di chiunque abbia perso una persona amata.


Quel ripercorrere dolorosamente ogni attimo di vita vissuto insieme, quel ripensare a “quel giorno eravamo lì. Oggi, un anno fa facevamo questo”. Cercare in ogni modo di mantenere una connessione con la persona perduta.

È un saggio da maneggiare con cura che può appartenere ad ognuno di noi. Il lutto non è certamente un argomento facile da affrontare, di cui leggere e con il quale rapportarci, ma guardarlo negli occhi è necessario per imparare a conoscerlo e accettarlo.

Questo è quello che fa Joan Didion, prende il proprio lutto, lo guarda negli occhi, si guarda dentro e sviscera ogni singolo attimo di quel vuoto incolmabile. Nonostante l’enorme dolore di fronte al quale quest’opera pone il lettore, ci si sente compresi e ci si può lasciar cullare da quel “pensiero magico”.


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