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Nena e i 99 luftballons che volarono oltre il muro di Berlino

Novantanove palloncini (in tedesco, luftballons), somiglianti ad un ufo, volano sospinti dal vento e nel loro lento liberarsi nell’aria, si dirigono verso il muro di Berlino, più precisamente da ovest verso est, dove sono situati i primi avamposti della DDR (Germania dell’Est).

Siamo nel 1983 e la Guerra Fredda si sta avviando nella fase che verrà denominata “Nuova distensione”, ma i rapporti sono ancora tesi. L’URSS esce dal periodo di profondo terrore segnato dalle leadership di Leonid Breznev, Jurij Andropov e Konstantin Cernenko, e Mikhail Gorbačëv non si è ancora insediato al Cremlino; mentre negli USA si è appena affermato nella scena politica Ronald Reagan, un ex attore dagli ideali repubblicani.

I tempi non sono ancora così maturi per avviarsi ai concetti di “glasnost” e “perestrojka”, che permetteranno al blocco socialista di rifondarsi socialmente ed economicamente, favorendo i processi di indipendenza, riunificazione e caduta del muro. Solo nel 1985, con la salita al potere di Gorbačëv, inizierà la nuova fase e i dialoghi con gli USA, coadiuvati anche da Papa Giovanni Paolo II.

E così, in questo viaggio immaginario nell’URSS dei generali, 99 palloncini diventano una minaccia per la Germania dell’Est, che dopo aver notato il loro volo verso la propria patria, apre il fuoco sui palloncini quasi a sottolineare quanto la situazione sia perennemente in stato d’agitazione. Perché alla loro vista, i soldati sovietici, li confondono con “qualcos’altro” e gli basta veramente poco per abbattere quella che considerano, ma che non è, una minaccia.

La voce di Nena scandisce questo volo, lo fa con un tono a tratti lapidario e a tratti ironico, perché comunque anche lei resta sbalordita dall'eccessiva agitazione. Soprattutto quando dice che vengono fatti volare 99 jet per rispondere ai 99 palloncini, scatenando così una reazione dei vicini ad Ovest, anch’essi a loro volta iniziano a sparare verso l’orizzonte e sui 99 piccoli aerostati somiglianti ad un aereo nemico.

E dal campo, il discorso si sposta sui tavoli dei ministri, che all’unanimità gridano la parola guerra. In questo momento la canzone chiede ironicamente all’uomo se mai si sarebbe aspettato di arrivare a questo punto, quello di non ritorno che porterà alla non sperata “apocalisse nucleare”. E così accade, 99 anni (simbolici) di guerra e non è rimasto più nulla, né jet né ministri e il mondo giace in rovina. La voce di Nena lo racconta con un tono rassegnato, l’uomo cede alla guerra per una futilità e distrugge l’esistenza umana, senza interrogarsi se sia giusto scatenare un conflitto per così poco e se l’egoismo di un qualche generale possa prevalere sull’intera civiltà.

Resta solo un palloncino e viene raccolto dalla protagonista della canzone che pensa alla persona amata, a cui è rivolto il testo, alla fine lo lascia andare via, dando un doppio significato: se ancora vivo, che possa trovarlo e tornare da lei; oppure se morto durante la Terza Guerra Mondiale, possa divenire simbolo di un ricordo che ella ha e che deve lasciare andar lontano per non soccombere al clima di tristezza che è rimasto dentro di sé.

99 Luftballons sarà l’unico successo della band, che portava il nome della cantante, e resterà in cima alle classifiche internazionali per circa due anni. Descrive le paure generazionali dei giovani, non solo tedeschi, per ciò che sarebbe potuto accadere se un’incomprensione, sullo scacchiere geopolitico, avesse generato una crisi tra i blocchi socialista e alleato agli USA.

L’idea della canzone venne a Carlo Karges, chitarrista della band, che, dopo aver visto volare dei palloncini durante un concerto dei Rolling Stones a Berlino, venne ispirato a scrivere un testo che racconta di come questi 99 palloncini abbiano scatenato uno scenario distopico e non auspicabile. La paura aleggia nei versi e si riflette nelle parole, ricercate ed emotivamente impattanti, che vengono accompagnate da suoni legati alla new wave e al punk.

E nel loro amalgama sonoro, ribadiscono l’inutilità di tutte le guerre e di quanto l’uomo sia portato a scatenarle con troppa facilità, per sfamare il proprio egoismo e per togliere dagli occhi dei più giovani il diritto a diventare adulti e a vivere in pace.


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