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Restare: la sfida al tempo di Edmund Blair Leighton e Reynier Llanes

Nella vita arriva quel momento catartico in cui, guardando qualcuno che amiamo andare via, desideriamo avere il tasto “pausa”. Fermare il tempo, scattare quella foto in mente che non sbiadisce, o semplicemente trattenere con noi un pezzo di quel momento, di quella persona. 

Radio Nowhere blog: arte figurativa

È la stessa urgenza che sentiamo quando parte il riff di “Wish You Were Here” dei Pink Floyd, quel vuoto che diventa musica, arte, o come in questo caso, pittura. E come con la musica, si viaggia anche con l’arte visiva, ed oggi scelgo di farlo attraverso due dipinti incredibili: uno del 1909 e uno del 2022, due opere che ad un secolo di distanza raccontano la stessa storia.

Il primo, anche per cronologia, è The Shadow di Edmund Blair Leighton, un dipinto olio su tela del 1909.

The Shadow di Edmund Blair Leighton

Immaginate un castello medievale, l’odore del mare e il rumore delle navi pronte a salpare per la guerra. Edmund Blair Leighton in questo quadro ci mostra una donna dai capelli rossi che trasforma la disperazione in dolcezza racchiusa in un attimo: non abbraccia il suo cavaliere, ma ne disegna l’ombra sul muro con un carboncino.

Il dipinto reinterpreta il mito greco di Dibutade narrato da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia, che racconta la nascita della pittura e della scultura: a Corinto, la figlia del vasaio Butade tracciò il profilo dell'ombra del suo amato che partiva, e il padre, su quelle linee, modellò il volto in argilla, cuocendolo insieme ai suoi vasi, creando il primo ritratto in terracotta e dando origine all'arte figurativa. 

In quel profilo scuro impresso nel muro, (dove sembra quasi riecheggiare la malinconia di Fast Car, nella versione di Luke Combs), Leighton racchiude quel dolcissimo desiderio che ci abita nel momento della separazione, quell’urgenza umana di cercare di “fissare” la sagoma di qualcuno che ci lascia prima che svanisca. Quel bisogno di fuga mescolato alla paura di restare indietro con nient'altro che un ricordo da proteggere. 

Facendo, poi, un salto in avanti di oltre cent’anni, arriviamo nel 2022, con l'artista cubano-americano Reynier Llanes che riprende lo stesso tema ma con una sensibilità magica e moderna. Nella sua opera "Stay", la persona che amiamo non è più un'ombra, ma una bolla di sapone a grandezza naturale.

Stay di Reynier Llanes

Se il quadro di Leighton è un addio solenne, quello di Llanes è una preghiera silenziosa che vibra sulle note di "Stay" di Rihanna

È un’immagine potentissima: la nostalgia è qualcosa di iridescente e bellissimo, ma destinato a scoppiare al minimo tocco, fragile come il fiore che con fatica prova a trattenere.

La protagonista protende la mano, vorrebbe toccare quella figura, ma sa che se lo facesse, la bolla scoppierebbe. È la perfetta metafora di quei ricordi che custodiamo gelosamente: sono lì, davanti a noi, ma non possiamo più stringerli. È la metafora perfetta di quei ricordi così vividi che quasi ci sembra di poterli toccare, ma che rimangono eterei come una melodia che sfuma nel silenzio.

Che sia l’ombra scura di un cavaliere o la trasparenza iridescente di una bolla, il messaggio è lo stesso: l’arte nasce dove inizia l’assenza.

L’arte diventa una cassaforte per il bene vissuto. Un contenitore in cui trattenere non è un atto di egoismo, ma di sopravvivenza.

Quando Leighton traccia quell'ombra, o quando Llanes dipinge una bolla, stanno creando una 'cassaforte' per un'emozione. Come quando Vermeer blocca un raggio di sole in una stanza o Monet cerca di non far appassire le sue ninfee sulla tela. 

Dipingiamo ciò che ci ha fatto bene perché l'assenza non abbia l'ultima parola. L'arte diventa così il luogo dove ciò che è passato continua a nutrirci, proprio come una canzone che, anche dopo l'ultima nota, continua a risuonare dentro di noi.

Questi due quadri sono come quelle canzoni "spezzacuore" che però non smettiamo mai di ascoltare. Ci insegnano che la nostalgia non è solo tristezza, ma l'atto creativo di chi si rifiuta di lasciare andare del tutto. Proprio come quando alzate il volume perché quel brano vi riporta esattamente in un momento che non volete perdere. 


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