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Se i gatti scomparissero dal mondo: il dolore carezzevole della mancanza descritto da Kawamura Genki

“Gli uomini non muoiono finché hanno acqua da bere, qualcosa da mangiare e un posto dove dormire. Tutte le altre cose a questo mondo sono superflue e se ne può fare tranquillamente a meno.”


Un vecchio adagio dice che non ci accorgiamo mai dell’importanza di qualcosa fino a quando non la si perde.

Ma cosa ci succederebbe se fossimo proprio noi gli artefici della sparizione di quel qualcosa?

Il best seller di Kawamura Genki pubblicato da Einaudi, “Se i gatti scomparissero dal mondo”, è un ‘audace quanto delicata disamina sul peso della mancanza fisica e spirituale, materiale ed esistenziale di ciò che ormai diamo per scontato; dalle persone agli oggetti fino a semplici concetti.

Il protagonista è un anonimo postino apparentemente senza rilevanti legami sociali tranne quello che lo lega al suo amatissimo gatto Cavolo; un paradosso vivente che si occupa della comunicazione pur non avendone privatamente.

All’improvviso, un comune malanno si rivela ben più grave del previsto, e sul protagonista crollerà l’inevitabile condanna di una morte mai così vicina e tangibile; inizialmente e comprensibilmente allo sbando anche in un frangente così implacabile si ritroverà privo di una progettualità che da sempre lo contraddistingueva.

Il postino non avrà il tempo per riflettere su ciò che fare di fronte alla suprema mancanza imminente, perché nella sua casa si presenterà quasi (ironicamente) come uno strampalato Deus Ex Machina nientemeno che il diavolo.

Questi, in mise improponibile e con fare farsesco, proporrà al protagonista un patto: un giorno in più da vivere in cambio della rimozione totale dal mondo per sua scelta di qualcosa in particolare; il mondo non si renderà conto della mancanza improvvisa, tutto sarà come se quel qualcosa non fosse mai esistito, completamente obliterato dalle menti.

La tentazione di una vita sostanzialmente illimitata in cambio di una mancanza centellinata.

Ed è qui che il protagonista inizierà ad interrogarsi sulle conseguenze delle sue scelte.



Che peso avrebbe la mancanza di qualcosa nel mondo? Magari di qualcosa che tutti danno per scontato, qualcosa che ci lega ad una persona che amiamo o abbiamo amato, qualcosa di bello, qualcosa di brutto, qualcosa futile per uno che potrebbe essere indispensabile per un altro, qualcosa di cui si potrebbe fare a meno ma che per qualche motivo non possiamo immaginare la nostra vita senza di esso.

La mente del protagonista diventa teatro di aneddoti, riflessioni al limite della follia, ricordi teneri come un petalo e pesanti come un incudine, volti amati e sorrisi odiati, parole mai dette o dette senza pensare; e sempre lo spettro della mancanza che serpeggia tra le parole e i pensieri come tanti piccoli memento mori.

Cosa in questo mondo è degno di essere salvato? E cosa merita di sparire? Questo potere è troppo per le mani di un semplice essere umano che si trova faccia a faccia con la morte?

Delicatezza, fantasia e scorrevolezza si intersecano in questo piccolo gioiello letterario in grado di far riflettere e commuovere sulla domanda martellante tra le righe: “Cosa siamo disposti a sacrificare?”.



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