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Violent Femmes: l'album fuori dal tempo è entrato negli "anta"

Gli anni '80 hanno segnato un deciso arretramento per il rock che prima era stato in auge per quasi due decenni. Nel 1980 Sting sentenziava che quel genere fosse morto e, per quanto la sua previsione si sarebbe rivelata eccessiva, sicuramente sottolineava come il rock iniziasse a perdere smalto. Il punk era stato una fiammata lunga un anno e mezzo tra il 1976 e il 1977, la band progressive stavano mutando e anche l'hard rock non se la passava meglio: dei tre mostri sacri che avevano dominato la scena tra fine anni '60 e inizio '70 i Deep Purple si erano sciolti, i Led Zeppelin avevano fatto lo stesso dopo la morte del batterista Bonzo e i Black Sabbath erano in un momento di profonda trasformazione sonora dopo l'abbandono di Ozzy e l'arrivo di Dio alla voce.

I Violent Femmes che suonano per strada agli esordi

Quindi, man mano che gli anni '80 si insinuavano nel sound anche dei rocker dei decenni precedenti ammorbidendolo parecchio, ai ragazzi non restava che scegliere tra il pop plasticato, il rap e l'hip hop che avevano eliminato o fortemente ridimensionato le chitarre, oppure una serie di sottogeneri del rock che erano spuntati: post-punk, heavy metal, new wave, gotico oppure ancora cercare rifugio nei vecchi dischi.

Certo per molti ragazzi poco più che ventenni che erano stati teenager quando era deflagrato il fenomeno punk, che aveva rimesso al centro le idee rispetto allo sfoggio di tecnica, non era semplice seguire l'andamento delle charts dominate da un suono opposto a quello.

Ed è così che un giovane polistrumentista di Milwaukee, Brian Ritchie, scopre un suo coetaneo che più o meno si diletta a imitare Lou Reed cantando e suonando la chitarra di nome Gordon Gano. I due decidono di fare musica assieme e coinvolgono un batterista, Victor DeLorenzo, che si diletta anche nella recitazione e nella locale compagnia teatrale sperimentale ha appena rimpiazzato un certo Willem Dafoe. E così nascono i Violent Femmes. Le origini del nome della band non sono chiare: secondo alcune fonti sarebbe stato mutuato da una marca di assorbenti, secondo altre sarebbe il nomignolo con cui venivano definiti i travestiti dediti alla prostituzione per strada e secondo un’ultima interpretazione il termine “femme” nello slang di Milwakee, la loro città, indicava gli sfigati e il violent sarebbe stato aggiunto per creare un ossimoro, sfigati violenti.

I tre sono soliti suonare per le strade con chitarra e basso acustici e una batteria improvvisata. Finiscono anche ad un certo punto ad aprire una data dei Pretenders perché notati dal chitarrista Jame Honeyman-Scott per caso. A parte questo episodio però, i Violent Femmes non sono cool: nelle strade di casa spesso anche i conoscenti cambiano marciapiede per non passargli accanto mentre suonano perché li considerano imbarazzanti. I testi di Gano parlano di pulsioni sessuali, di desiderio di accettazione, di odio verso il conformismo, di voglia di spensieratezza, di rabbia e ribellione. Il problema è che contengono più il genere di cose che uno direbbe al proprio terapeuta piuttosto che alla fidanzata.

“Avevamo alte aspirazioni” ha spiegato Ritchie “Amavamo i Beatles ma anche i Ramones e Richard Hell, che erano i nostri immediati predecessori. Quindi credevamo che saremmo potuti essere grandi come i Beatles, anche se pensavamo che più probabilmente saremmo stati semplicemente una band cool come i Televisioni o i Wire”.

La copertina dell'album d'esordio Violent Femmes del 1983

Dopo la gavetta per le strade, l’etichetta Shake Records si propone di pubblicare l’album di debutto, ma in seguito si tira indietro dopo che la band ha già versato un cospicuo deposito per prenotare lo studio di registrazione. I Femmes vogliono comunque registrare il disco, anche senza un contratto con una casa discografica, però sono al verde. Viene in loro soccorso il padre del percussionista Victor DeLorenzo con un prestito di 10.000 dollari. Così i tre lavorano all’album in autonomia suonando tutti assieme nella stessa stanza divisi da partizioni acustiche e senza grosse possibilità di correzioni o sovraincisioni in caso di errori, questi ultimi non così rari essendo il gruppo ancora di recente costituzione. Lo studio è a 24 tracce ma spesso ne utilizzano solamente 12 o 8 per risparmiare sulla tariffa oraria. L’album d’esordio, che porta il nome della band, viene, al momento dell’uscita, stroncato da Rolling Stone con una recensione in cui si afferma che la voce effemminata di Gano è capace di svuotare una stanza più velocemente di una bomba. Recensione questa che verrà in seguita rimpiazzata da un’altra che tratta l’album in modo decisamente diverso, alla stregua di una pietra miliare del rock.

Violent Femmes detiene il peculiare record di aver conquistato il disco di platino a ben dieci anni dall’uscita e venduto oltre due milioni di copie fisiche negli anni senza mai entrare nella top 200 di Billboard: l'apoteosi dell'essere di nicchia.

Brian Ritchie, Gordon Gano e Victor DeLorenzo

Nel 2023 Violent Femmes compie 40 anni e la band lo celebra con una riedizione densa di bonus tracks e l'esecuzione integrale in molti dei concerti di quest'anno. La caratteristica di questo album è che è senza tempo: sicuramente non si direbbe che è frutto degli anni '80 visto che non ne è minimamente influenzato (a differenza di altri lavori successivi dei Femmes) ma, uno che lo ascoltasse per la prima volta senza conoscerne la storia, faticherebbe a collocarlo in un qualsiasi decennio per le sua diversità da "tutto il resto"; in particolare gli strumenti acustici suonati con foga e in modo sgraziato, l'inconfondibile voce effemminata e il peculiare modo di cantare tra le note di Gano rendono Violent Femmes un album fuori dal tempo.

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