Dinosaur Jr. in italia

La band statunitense tornerà in Italia per cinque date.


Il disco da promuovere è Sweep It Into Space uscito ad aprile 2021 dopo svariati rinvii a causa della pandemia. Le restrizioni sanitarie non consentivano all’epoca di promuovere l’album dal vivo e così ci siamo dovuti finora accontentare di un concerto che il gruppo ha svolto senza pubblico in broadcast e che, col titolo Emptiness at the Sinclair, è visibile su Youtube e ascoltabile sulle piattaforme di streaming.

Il trio del Massachussets, oltre che continuare a realizzare album di ottima fattura fino ai giorni nostri, ha giocato un ruolo fondamentale in una fase delicata della storia del rock. Il loro primo album risale infatti al 1985 e, in quel momento, erano emersi una serie di chitarristi più tecnici e veloci dei mostri sacri degli anni ‘60 e ‘70 quali Jimi Hendrix, Jimmy Page, Ritchie Blackmore e Tony Iommi. Negli anni ‘80 caratterizzati da un lato da un pop spensierato fatto di batteria elettronica, tastiere plasticate e coretti e dall’altro da un metal duro e puro, non era pensabile non schierarsi e stare a metà del guado. Quello che hanno fatto i Dinosaur Jr. è stato invece proprio sfruttare i virtuosismi chitarristici del leader J Mascis e inserire nei dischi qualche brano a tratti violento e urlato, ma anche dare spazio alla melodia, alle ballate e a un cantato che, rifuggendo qualsivoglia virtuosismo, appare nella maggior parte delle canzoni come pigro e svogliato. Sostanzialmente la ricetta che, di lì a poco, avrebbe caratterizzato una serie di band emergenti etichettate dalla critica sotto il nome di grunge. L’avvento sulle scene di questi nuovi gruppi è fondamentale perché, dopo più di un decennio, riporta il rock in cima alle classifiche di vendita mondiali sottraendolo alla nicchia in cui era stato relegato e, una delle cause maggiori di questo successo, è l’aver inserito nelle canzoni anche melodia e semplicità. Un altro effetto da non sottovalutare è che la nuova tendenza ha regalato una seconda giovinezza a rocker della vecchia guardia che negli anni ‘80 avevano prodotto dischi annacquati e adattati al sound imperante: così il 1989 ha visto la pubblicazione di album degni di nota quali New York di Lou Reed, Steel Wheels dei Rolling Stones e Freedom di Neil Young, seguiti l’anno successivo da Brick by Brick di Iggy Pop e da un grande bis di Neil Young e i Crazy Horse con Ragged Glory. Senza il ritorno di interesse per il rock probabilmente questi artisti sarebbero andati verso il prepensionamento o comunque un forte ridimensionamento.


Photo by Cara Totman

I primi tre album dei Dinosaur (a cui in seguito viene aggiunto il Jr. per un caso di omonimia con un’altra band) segnano quindi questo cambiamento, in particolare il secondo You’re Living All Over Me del 1987 in cui l’identità della band è più definita rispetto al disco d’esordio e in cui spiccano brani come Little Fury Things, Sludgefeast e la cover dei Cure Just Like Heaven. Dopo il terzo lavoro Bug, la firma con una major discografica coincide con lo sfaldamento della band: J Mascis diventa i Dinosaur Jr. con l’allontanamento del bassista Lou Barlow e il batterista Murph che negli anni ‘90 suonerà sporadicamente nella band. Col primo album del nuovo corso, Green Mind, la virata verso sonorità più commerciali è evidente con la sparizione delle parti urlate e la componente melodica che prende il sopravvento su quella distorta. Il successivo Where You Been si apre con una delle vette più alte della discografia dei Dinosaur Jr: Out There. C’è chi sostiene, non avendo tutti i torti, che si potrebbe realizzare un ottimo greatest hits della band utilizzando la canzone d’apertura di ciascuno dei dodici album. Mascis prosegue fino al 1997 quando, in occasione di un concerto a Detroit, si rende conto che il pubblico presente ammonta a qualche centinaio di persone rispetto alle quattromila dell’anno precedente e che nessuno è a conoscenza dell’uscita del nuovo album Hand It Over in quanto la Warner non lo ha promosso realizzando videoclip o pubblicando un singolo. A quel punto cessa la prima fase della vita dei Dinoasur Jr.

In seguito il chitarrista, privo dell’ingombrante nome, forma la band J Mascis + The Fog in cui figura al basso l’ex Minutmen e Firehorse, Mike Watt. Nel corso dei tour, in cui trovano spazio anche svariate canzoni dei Dinosaur Jr, spesso sale sul palco l’ex chitarrista (e poi bassista) degli Stooges Ron Asheton e vengono suonati brani del gruppo protopunk. In una data alla batteria c’è anche Scott Asheton, fratello di Ron e batterista della band di Detroit. A questo punto, a trent’anni dallo scioglimento, manca solo Iggy Pop che non ha mai smesso di eseguire i pezzi degli Stooges nei tour solisti e, notate queste performance, decide di riformare la band coi fratelli e Mike Watt al posto dello scomparso Dave Alexander, mettendo però in chiaro con quest’ultimo che per salire sul palco deve smettere di indossare camicie di flanella. Possiamo quindi ascrivere a Mascis anche il grande merito di aver contribuito alla reunion degli Stooges.

Nel frattempo Lou Barlow spazia tra diversi progetti il cui più significativo sono senz’altro i Sebadoh in cui il suo songwriting è mischiato al rumore.



Nel 2005 vengono ristampati i primi tre album dei Dinosaur Jr. che erano finiti fuori catalogo e il trio originale riceve una corposa offerta economica per riunirsi in tour e promuovere la riedizione. A distanza di quindici anni, rispunta l’alchimia originaria della band (come documentato dall’album e dvd Live in the Middle East). Mascis, Barlow e Murph ci prendono gusto e la reunion non resta un fatto estemporaneo con il gruppo che torna in studio per lavorare a un album di inediti dal titolo Beyond che vede la luce nel 2007. Il nuovo equilibrio della band si fonda sul riconoscimento della leadership di Mascis ma, rispetto agli album degli anni ‘90, in questo disco e in quelli a seguire, si torna a sentire anche il prezioso apporto di Barlow che compone e canta alcune canzoni. Murph completa con la consueta foga e precisione la sezione ritmica che per un trio è fondamentale. Se il primo album del nuovo millennio è stato molto buono, ancora migliore è il successivo Farm del 2009 in cui spicca la neilyounghiana Said the People. Seguono nel 2012 I Bet on Sky, nel 2017 Give a Glimpse of What Yer Not e infine il nuovo Sweep It Into Space che viene promosso nel tour in corso. Proprio a proposito di Barlow c’è da sottolineare la sua crescita avendo scritto e cantato negli ultimi due album quattro grandi pezzi e in particolare la struggente ballata The Garden, già punto fisso della scaletta nelle prime date americane dell’attuale tour. C’è da aspettarsi che anche in quelle italiane vengano suonate quattro o cinque canoni del lavoro più recente; il resto della setlist spazia tra tutta la carriera della band in modo dinamico da un concerto all’altro, quindi non andateci si vi interessa sentire solo questa o quella canzone in particolare perché i Dinosaur Jr. potrebbero deludervi (o stupirvi).

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