HALLOWEEN ENDS: LA MASCHERA NON MUORE MAI - PRIMA PARTE

Nelle sale cinematografiche in questi giorni, a quarantaquattro anni dal primo film della saga, Halloween Ends cerca di mettere fine alla storia del sanguinario Michael Myers. Una vicenda durata ben 13 film tra sequel, cambi di trama, di linea temporale, prequel e reboot.

Come nei film la figura del muto assassino dalla maschera bianca risorge dopo ogni tentativo di ucciderlo, così la saga stessa, meglio franchise come sono definiti oggigiorno, è rinata più volte dalle sue ceneri, nonostante i tanti tentativi di chiuderla operati fino ad oggi. Infatti la trilogia iniziata nel 2018 con Halloween, passata da Hw. Kills e giunta a Hw. Ends è addirittura il quinto tentativo di porre un finale definitivo.

Il primo a tentare fu l’ideatore della storia, John Carpenter che nel 1978 scrisse insieme a Debra Hill e diresse il primo capitolo incentrato su un assassino in tuta da meccanico e celato dietro l’iconica maschera inespressiva che è diventata simbolo stesso della festa del 31 ottobre. In due parole la trama è questa: un giovanissimo Michael uccide la sorella pugnalandola, scoperto dai genitori viene fatto internare in una manicomio nel quale passa almeno dieci anni, seguito dal dottor Sam Loomis, che vede in lui l’essenza stessa del male. Alla vigilia di Halloween Michael però evade e torna nella sua città natale, Haddonfield, dove inizia a mietere vittime tra giovani ragazzi dediti a godersi la notte delle streghe. Prende di mira anche Laurie Strode che spia, pedina e infine attacca al culmine di quella notte di sangue. Fermato a colpi di pistola dal dottor Loomis, nell’ultima scena è però misteriosamente scomparso.

Con questa pellicola per l’epoca innovativa: fatta di atmosfere, dubbi, suspense e anche una buona dose di sangue, Carpenter vuole dare una visione moderna e fresca del Male implacabile, ma involontariamente da vita a un sottogenere horror: lo slasher, i cui cardini sono proprio un killer seriale, mascherato e forse immortale, una serie di giovani dediti al vizio che diventano carne da macello e la pudica eroina che riesce infine a salvarsi e fermare l’assassino. Tutte “regole” che verranno parodiate da Wes Craven in Scream.

A Carpenter non interessa fare un seguito, la scomparsa di Myers è simbolica: il male non può morire, la vittoria nei suoi confronti è solo parziale; però tale scomparsa è anche un ottimo gancio per un sequel, che infine il regista scrive, ma lascia dirigere a Rick Rosenthal. Nel 1981 esce Hw II, che riparte da quella stessa notte con Michael che si aggira per Haddonfield per recuperare le forze, prima di finire il lavoro iniziato, ovvero uccidere Laurie, ricoverata all’ospedale della cittadina. Il film per il regista ha due scopi: il primo è dare una motivazione più concreta all’assassino, infatti si scopre che Laurie è sorellastra di Michael. L’altro è chiudere il ciclo, infatti a scanso di equivoci il film si chiude con Myers arso vivo. La saga è chiusa.

Inoltre l’anno dopo in Hw 3 si parla di tutt’altro, trama del tutto diversa, basata sulle streghe e Michael non compare mai. Carpenter ha avuto un’altra idea innovativa, trasformare la saga in un’antologia, ogni tema viene sviluppato per un paio di film e poi cambiato.

Troppo innovativa per l’epoca e al botteghino è un flop, così dopo una pausa di sei anni, nell’88 i produttori riesumano la figura di Myers, gli rimettono addosso la maschera e una seconda vita. Gli espedienti narrativi non promettono bene: Michael, sopravvissuto al suo stesso rogo e riportato in ospedale, aspetta l’occasione per scatenarsi di nuovo. Scoperto che Laurie è morta (l’attrice Jamie Lee Curtis non volle riprendere il personaggio), ma ha avuto una figlia e così Micheal evade nuovamente e torna a Haddonfield in cerca della nipote, con il Dottor Loomies di nuovo sulle sue tracce. La trama di questo film è solo una ripetizione di quanto già visto nei capitoli precedenti. Però incassa e quindi viene subito realizzato il quinto capitolo. Ormai il gioco è chiaro, Michael muore male alla fine del film precedente e con un espediente si scopre all’inizio del capitolo successivo che non era proprio morto. La saga si spinge fino al sesto titolo (quinto in cui compare l’assassino) il numero di vittime è sempre maggiore, Loomis sempre presente, Michael sempre meno credibile: infatti l’idea che sottende tutte queste pellicole è la stessa del primo film, Mayer è il male incarnato, il diavolo in persona, che però ha una perversa ossessione, far fuori i suoi familiari. Per quanto la cosa sia maligna, rimane da spiegare come il male puro non trovi di peggio da fare se non girare con una maschera la notte di Halloween accanendosi sempre sullo stesso tipo di vittime. Più che di un esorcismo, Myers sembra aver bisogno di un buon psichiatra. Dopo il sesto capitolo la serie si interrompe per la seconda volta. Come per un perfido contrappasso, alla fine del sesto film Michael è ancora vivo: l’unica volta che avrebbe avuto senso continuare, la produzione si interrompe.

Sarà finita qui? Assolutamente no, la maschera di Halloween avrà ancora diverse resurrezioni.

Dopo tre anni di silenzio, nel 1998, si giunge ai venti anni del primo storico film e per quanto Carpenter si sia da tempo dissociato, produttori ed estimatori del genere si impegnano per fare un ultimo film che chiuda degnamente la saga.

Per farlo viene fatta una mossa ardita, ovvero creare Hw H20, il sesto in linea di apparizione del personaggio, ma che in realtà si rivela il terzo. Ovvero vengono ignorati i fatti narrati nei capitoli 4, 5, 6 e ci si ricollega direttamente al secondo film. Per l’occasione Jemie Lee Curtis riprende il ruolo di Laurie, mente Donald Pleasence deceduto da qualche anno, lascia scoperto il ruolo di Loomis, che di fatto viene abbandonato.

La trama è accettabile: il corpo di Michael non è mai stato trovato (comunque è sopravvissuto al proprio rogo) e dopo venti anni dai fatti di quella prima notte, Myers si rimette sulle tracce di Laurie, fino a ritrovarla: infatti lei ha cambiato nome e identità e ora insegna nel campus di un college, ma dentro di sé sente che il fratello è ancora un pericolo. Le atmosfere dell’originale sono recuperate, adattate al linguaggio moderno, la storia seppur non eccezionale regala un film interessante e non banale anche nella trattazione della paura del male e dell’elaborazione dei lutti passati. L’apice lo si ha nella scena finale, dove dopo il nuovo scontro tra Laurie e Michael, con quest’ultimo intrappolato e incapace di muoversi, la ragazza ha un moto di empatia e allunga la mano verso di lui, il fratello ricambia e per un attimo sembra che in mezzo a tutto quel dolore ci sia spazio per un briciolo di umanità, ma Laurie sa cosa ha dentro Michael e che non ci può essere redenzione per lui, così lo uccide brutalmente tagliandogli la testa. Il degno finale per personaggi fin troppo sfruttati.

Purtroppo però la pellicola incassa bene, dico purtroppo perché questo fa gola ai produttori, che non resistono e dopo due anni fanno uscire: Hw Resurrection, che di fatto è l’idea peggiore che potessero avere, calpestando tutto ciò che di buono era stato fatto col capitolo precedente.

Nel prossimo articolo la fine della saga.


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