HI, HOW ARE YOU? DANIEL JOHNSTON

Hi, How are you? Questo il titolo del più celebre album di Daniel Johnston, grazie anche al disegno di copertina che raffigura un personaggio diventato poi iconico: Jeremiah the Innocent. È di fatto una sorta di rana con una bocca ovale e gli occhi situati in cima a un paio di antenne.

Se lo aveste chiesto a Daniel come stava, vi avrebbe probabilmente risposto come nel testo della canzone Girls: “I was a lucky sperm that made it against great odds And I never lost my youthful enthusiasm”. Ero uno spermatozoo fortunato che ce l’ha fatta contro grandi probabilità. E non ho mai perduto il mio entusiasmo giovanile.

In verità raramente è stato benissimo perché, fin dalla gioventù la sua esistenza è stata segnata da disturbi mentali maniaco depressivi e da una personalità bipolare.

Nato nel 1961 in California, ultimo di cinque fratelli, in tenera età si trasferisce con la famiglia in Virginia. I genitori sono fanatici religiosi e questo è un altro aspetto che finirà per segnare l’esistenza di Johnston.

Tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80 inizia a registrare amatorialmente alcune proprie canzoni suonate col pianoforte e la voce. La qualità audio è infima (il cosiddetto lo-fi) e spesso si può sentire Johnston armeggiare coi tasti rec e stop del registratore a inizio e fine traccia. Inserisce talvolta anche dei dialoghi prima delle canzoni: monologhi o registrazioni della madre che lo rimprovera perché non sta facendo abbastanza per Dio.

La voce è caratteristica ma sgraziata e non intonatissima, le abilità al piano sono appena basilari e spesso i tasti sono premuti con vigore per ovviare all’assenza di una sezione ritmica. Nonostante queste premesse poco rassicuranti, le canzoni sono dei gioielli grezzi per struttura, poetica ed espressività. Un tema che ricorrerà per decenni è l'amore per Laurie, una ragazza di cui si è perdutamente innamorato ma che non lo ha mai degnato di uno sguardo e ha finito per sposare un impresario funebre, circostanza questa che porterà spesso nei testi anche il tema della morte e dei funerali.

Daniel inizia a creare musicassette coi propri album incisi, a creare loro delle loro copertine (le altre sue passioni sono il disegno e i fumetti) e a regalarle in giro. Questo avviene in particolare quando abbandona il college e si trasferisce a Austin Texas, dove lavora prima in un fast food e poi come guardia a un’attrazione di King Kong.

Nel 1985 una trasmissione di MTV cerca talenti emergenti nella cittadina texana e tutti raccomandano Johnston che ormai è diventato di culto nell’underground locale, così viene invitato a suonare dal vivo a The Cutting Edge. A pochi giorni dalla messa in onda, però, gli si rompe la tastiera e così Johnston si presenta alla chitarra, strumento che padroneggia molto poco. La performance è comunque un successo.

Alla fine degli anni ‘80 inizia a registrare in studi professionali e nel 1994 pubblica addirittura un album con una major: la Atlantic.

Jeremiah e l’album Hi, How are you? nel frattempo diventano popolari quando Kurt Cobain indossa una t-shirt che li raffigura durante l’unplugged per MTV dei Nirvana.

Quando Daniel ha poco più di 40 anni, viene realizzato un album tributo con le sue canzoni reinterpretate da artisti del calibro di Tom Waits, Gordon Gano dei Violent Femmes, Flaming Lips, Eels, Beck e Mercury Rev, fatto piuttosto raro come operazione non postuma e in età relativamente giovane. Sempre in quel periodo viene pubblicato il documentario The Devil and Daniel Johnston che vince il premio della critica al prestigioso Sundance Film Festival. Nella pellicola si raccontano la musica di Johnston, ma anche tutte le problematiche legate ai disturbi mentali che lo hanno visto gettare un’anziana da una finestra perché pensava che fosse il diavolo, togliere le chiavi e gettarle dal finestrino durante un volo su un aereo privato col padre e conseguente atterraggio di emergenza sugli alberi, i tentativi di suicidio e i ricoveri in manicomio.

Il film e il tributo risvegliano però le richieste per i suoi concerti e così inizia una serie di tour in cui spesso le canzoni di gioventù sono rielaborate e arricchite con l’utilizzo di altri strumenti.

Di tutte le fasi della carriera di Daniel Johnston si occuperà la puntata di Love you Live in onda stasera alle 21, con particolare riferimento all’ultimo tour del 2017.

Terminate quelle date, l’aggravarsi della malattia non gli ha più consentito di esibirsi fino alla morte, avvenuta per arresto cardiaco nel 2019 all’età di 58 anni.

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